Album

Oh! The Ocean

21 Febbraio 2025 dance-pop alt indie

Quest’anno gli Wombats saranno impegnati nel loro tour da headliner più importante di sempre. Nel Regno Unito, il trio è ormai una realtà consolidata e suonerà nelle arene, mentre nel resto d’Europa sarà accolto nei club e nei teatri. D’altronde, sin dagli esordi, la loro traiettoria è stata quella di chi insegue le mode piuttosto che anticiparle: A Guide to Love, Loss and Desperation è arrivato fuori tempo massimo sul post-punk revival, This Modern Glitch in ritardo sulla nuova ondata synth-pop. Eppure, l’ambizione è sempre stata chiara: sfondare nonostante il rock in tutte le sue declinazioni sembrava ormai bandito.

Sulla scia di quel sogno, il frontman Matthew ‘Murph’ Murphy si è trasferito a Los Angeles, la città dell’individualismo e della fama a tutti i costi. Da lì, il suono della band si è fatto sempre più pop, compatto, omogeneo, ma soprattutto loud, in formato stadio, guidato dai sintetizzatori e dall’elettronica piuttosto che dalle chitarre. In Oh! The Ocean, però, queste ultime tornano a prendersi la scena, incanalando melodie a presa rapida che si fanno veicolo delle ormai proverbiali cronistorie di Murphy: ansia sociale, conflitti interiori e le sfide di un expat britannico nella land of opportunities. Il tutto prodotto da John Congleton, uno che di pop, rock ed elettronica assortita sa orchestrare il suono con la giusta patina hi-fi. Ne viene fuori un party su un attico di downtown, tra palloncini colorati e bollicine, con lo sguardo rivolto a quel revival dei primi anni Duemila, proprio quello a cui gli Wombats, al loro esordio, erano arrivati a riflettori ormai spenti.

Per voler star dalla parte dei bottoni, Blood on the Hospital Bed suona come gli Strokes immaginati dagli ultimi U2. Altrove emergono virate elettroniche (Kate Moss), sintetiche (Gut-Punch), perfino disco (I Love America And She Hates Me), soluzioni già sperimentate in passato con risultati dimenticabili. Beninteso, come accadeva in Fix Yourself, Not the World, il ballabile tirato a lucido degli Wombats è formalmente impeccabile. Ma è proprio questa posa plastica ad averli sempre resi innocui ancor prima che inautentici, anche quando provano a raccontarci le difficoltà di essere trent… – pardon – neo quarantenni.

Tracklist
Streaming
Spotify
Voti
Amazon
Discografia
Vota
  • 1 Sorry I'm Late, I Didn't Want To Come
  • 2 Can't Say No
  • 3 Blood OnThe Hospital Floor
  • 4 Kate Moss
  • 5 Gut-Punch
  • 6 My Head Is Not Friend
  • 7 I Love America And She Hates Me
  • 8 The World's Not Out To Get Me, I Am
  • 9 Grim Reaper
  • 10 Reality Is A Wild Ride
  • 11 Swerve(101)
  • 12 Lobster
SentireAscoltare

I più ascoltati