Album
Buyer Beware
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Stefano Pifferi
- 26 Febbraio 2025
Band decisamente prolifica – lasciando fuori live e edizioni particolari, questo è l’album numero 15 dall’esordio breve We Are The Men del 2009 e da quello lungo, ovvero Immaculada del 2010, i The Men probabilmente hanno subito il lato negativo di questa iper produzione, soprattutto nel periodo Sacred Bones.
E se ce li siamo un po’ persi nell’ipertrofia discografica dilagante di questo scorcio di millennio è un vero peccato perché questo nuovo album Buyer Beware, in uscita per Fuzz Club, la nuova casa da 3 album a questa parte, è davvero una gran mina di garage-punk grezzo, diretto, rumoroso, con zero fronzoli e tantissimo sudore e soprattutto vario e sempre debitore di quell’approccio noise che ha sempre contraddistinto gli album della band. Sin dall’iniziale Pony non c’è tregua né prigionieri, solo un assalto all’arma bianca che durerà per tutto l’album, giusto con un momento di pausa (The Path, una lenta psichedelia catacombale e rumorosa, qualcosa che fa tornare in mente addirittura i Black Sabbath), per ripartire con le spie al rosso.
Certo, a scavare si rintracciano brevi aperture glam, slabbrature proto-punk, coretti jangle, melodie vocali presto affogate nel marasma strumentale, ma sono solo “incidenti di percorso”, perché ai quattro interessa suonare come dei forsennati un disco che è pienamente, indubbiamente, senza remore definibile come “rock”. Palma personale al proto-Stooges della title track, vero e proprio portale spazio temporale per la Detroit dei tempi che furono, e per la scheggia noise-punk impazzita alla maniera del catalogo Amphetamine Reptile di PO Box 96.
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