Album
Heavy Shoes
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Tony D'Onghia
- 13 Agosto 2021
Se il cosidetto power trio, ovvero la classica band rock composta da chitarra, basso e batteria, è il tipo di formazione che tra la seconda metà degli anni 60 fino intorno ai primi 80 si era imposta come la più funzionale per veicolare un rock dalle sonorità sempre più dure e potenti tipico di quei decenni, gli anni duemila, forse proprio perché tempi di ristrettezze sotto diversi punti di vista, hanno visto sempre più affermare la formula ridotta ai minimi termini di chitarra-voce e batteria. Dai White Stripes in poi.
Un tipo di formazione questa adottata anche dal duo composto da Chris Tapp (chitarra e voce) e Brian Mullins (batteria), in arte The Cold Stares, in attività da più di dieci anni con tre album all’attivo – di cui due autoprodotti – ai quali si aggiunge ora questo riuscito Heavy Shoes, registrato in gran parte nei mitici Sam Phillips Recording Studios di Memphis. Un rock blues riffedelico ed essenziale il loro, ma sorprendentemente energico, che trae il meglio dalla tradizione, dispensando l’ascoltatore dalle pose ed i triti virtuosismi che troppo spesso sviliscono, neutralizzano ed appesantiscono i lavori discografici di derivazione blues, per andare diritti alla vibrante sostanza, alla giugulare della forma canzone.
Canzoni queste, che sono anche racconto onesto e senza fronzoli dalle travagliate vicende personali alle quali i due musicisti hanno dovuto far fronte negli anni. Significative lezioni di vita imparate a caro prezzo che portano titoli quali Prosecution Blues, Hard Times («I feel like there’s a stone in my shoe / And my heart is a heavy / And pride has been bruised / Tell me what a good mans gonna do / When you put your money down / And bet on him to lose»), Take This Body From Me, Save You From You, a cui si alternano esempi più ribaldi di “maximum R&B” quali In The Night Time e It’s A Game.
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