Potenti e minacciosi fin dal nome dell’etichettta per cui incidono, Thirty Tigers. Ai Blue Stones, però, basta essere in due per scuotere l’ascoltatore con la loro densa mistura di rock e blues vecchio stile ma con elementi alternative e indie-rock, un po’ alla maniera – per trovare qualche appiglio facile – di Black Keys, Black Rebel Motorcycle Club e White Stripes, anche se poi c’è pure qualche venatura hip-hop/crossover ad arricchire un quadro comunque di non difficilissima lettura, trattandosi di un ascolto nel complesso abbastanza radiofonico.
Dietro la sigla si celano il cantante e chitarrista Tarek Jafar e il batterista Justin Tessier, per i quali Metro, il loro album in uscita il 28 marzo, è il quarto lavoro lungo, debitamente anticipato da tre singoli. Il primo di questi, Your Master, restituisce appieno la cifra della coppia, caratterizzata da un sound oscuro e introspettivo ancorché energico. Nel brano si possono riscontrare echi di Cage the Elephant e Royal Blood, anche se poi sono le coordinate di Jimy Hendrix a dettare la linea. Il relativo video è ambientato in una stazione della metropolitana (in questo senso non sarà l’unico). Concettualmente, infatti, l’album è descritto dalla band come il percorso del protagonista in una metropolitana distopica, un percorso di confronto con il proprio lato oscuro e represso, alla ricerca dell’autenticità.
La metropolitana è una metafora del conflitto che tutti noi affrontiamo. Si tratta di bilanciare le aspettative della società con i tuoi desideri più egoistici
Le striature hip-hop di cui parlavamo sopra appaiono più evidenti nel secondo estratto, Kill Box, un crossover caratterizato, nel ritornello, da improvvise e imponenti eplosioni di chitarra elettrica grezza e distorta.
Anche il video del terzo singolo, Come Apart, si svolge in larga parte in una subway station. Grazie a un riff potente e una ritmica incalzante, il brano, dal mood claustrofobico, interpreta in modo musicalmente magistrale un testo di forte attualità che parla di iperconnessione da social e traumi generazionali e il cui ritornello, a presa ultrarapida, recita: «Mi sono svegliato con il mal di testa / Non so come lavorerò oggi».
Abbiamo sempre voluto che la nostra musica desse forza alle persone. Questo disco parla di riconnettersi con il tuo sé autentico, la parte di te sepolta sotto le aspettative di tutti gli altri
Insomma, con Metro i Blue Stones vi invitano metaforicamente a salire a bordo del loro convoglio sotterraneo. Prossima fermata: ando’ ve pare.
