Album

The Pilgrim, Their God and The King Of My Decrepit Mountain

26 Gennaio 2024 alt elettronica folk

The Pilgrim, Their God and The King Of My Decrepit Mountain è l’album d’esordio dei Tapir!, in uscita il 26 gennaio 2024 per Heavenly Recordings, con la produzione di Hywel Pryer e Yuri Shibuichi, batterista degli Honeyglaze, e con una copertina pittorica del frontman Ike Gray. A Gray (microfono e chitarra) si aggiungono Will McCrossan (tastiere, drum machine), Tom Rogers-Coltman (chitarra, sassofono), Ronnie Longfellow (basso), Emily Hubbard (cornetta, sintetizzatore) e Wilf Cartwright (batteria, violoncello). Tra le suggestioni rivelate dal sestetto inglese, fondato nel 2019 al pub londinese George Tavern, ci sono non a caso quelle esercitate dai dipinti di Henry Darger, Henri Rousseau e Philip Guston. Tutto, dalla musica agli artwork, è curato con estrema coerenza estetica, nel tentativo di plasmare una propria, ambiziosa narrativa multidisciplinare.

Intrigante nella sua strutturazione ancor prima che all’ascolto, l’album asseconda una foggia in tre atti, sviluppata nel periodo successivo alla pandemia, e accorpa infatti tre EP di quattro pezzi ciascuno (una intro e tre vere e proprie canzoni), i primi due dei quali già editi nel corso del 2023, Act 1 (The Pilgrim) – trainato dal vivace singolo On A Grassy Knoll (We’ll Bow Together), tra voce asprigna e ritmiche digitali – e Act 2 (Their God) – dal quale era stato lanciato il singolo Gymnopédie, per un indie songwriting con chitarre post- e fiati jazzy.

Per il terzo atto, Act 3 (The King Of My Decrepit Mountain), l’anticipazione è stata invece fornita dal singolo My God, dal forte, classicissimo potenziale melodico, ai limiti del déjà vu. Accompagnato da un video del collettivo losangelino Everything Is Terrible, My God è stato ispirato da artisti come Eiko Ishibashi e Jim O’Rourke: «Scritto durante il lockdown, My God intende promuovere la tenacia per andare avanti anche quando il mondo sembra marcio. Sebbene evidenzi questioni come il consumismo, i disastri naturali e quelli causati dall’uomo, esso non vuole essere una critica alla religione ma piuttosto una conversazione aperta sulla fede, qualunque essa possa essere per un individuo. Alla fine di ogni giornata, tutti noi abbiamo qualcosa in cui crediamo che ci aiuta a proseguire», racconta lo stesso Gray.

L’electro-folk della compagine londinese, con volti celati dietro a maschere da tapiro tra weird horror a là The Wicker Man e astrattismo, unisce un gusto per lo storytelling di stampo tradizionale, ancorato a un sentore bucolico pre-industrializzato, alla capacità tutta contemporanea, in linea con formazioni coeve-connazionali come Black Country, New Road o Squid, con echi lontani di Alt-J o certi Radiohead, di ampliare lo spettro stilistico a differenti influenze difficilmente databili, complice una ricca strumentazione, quando acustica quando più moderna. Al contempo, spirito artigianale DIY e propensione alla sperimentazione, sia a livello di collaborazioni sia più strettamente di sonorità, vanno di pari passo.

Nello specifico, The Pilgrim, Their God and the King of My Decrepit Mountain racconta la storia fantastica di un viaggiatore solitario, un’ambigua creatura dal colore rosso – The Pilgrim, per l’appunto – in movimento attraverso un paesaggio mitologico, derivato dalla rottura di un gigantesco uovo misterioso e costituito da foreste inquietanti, mari tempestosi e montagne sconsacrate, popolato da bestie, uccelli feriti e altre entità idealizzate.

Tracklist
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Discografia
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  • 1 Act 1 (The Pilgrim)
  • 2 On A Grassy Knoll, We'll Bow Together
  • 3 Swallow
  • 4 The Nether
  • 5 Act 2 (Their God)
  • 6 Broken Ark
  • 7 Gymnopédie
  • 8 Eidolon
  • 9 Act 3 (The King Of My Decrepit Mountain)
  • 10 Untitled
  • 11 My God
  • 12 Mountain Song
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