Album

Anni Venti

13 Marzo 2023 wave 80s synthpop

Synth pop e new wave si incontrano in Anni Venti, album di esordio di Castelli, nome d’arte del musicista milanese Stefano Castelli e prodotto da Luca Urbani. Il cantautore si tuffa nello Zeitgeist degli anni ’80 abbracciando la “nuova onda” tutta italiana di Garbo (che nel 2021 ha collaborato proprio con Castelli al brano 1984 e che da tempo collabora con Urbani).

Ritmiche synthpop e disco-wave tessono il tappeto musicale a testi che affrontano temi contemporanei con occhio soggettivo, dall’isolamento alle malinconie del periodo covid fino a riflessioni sulla paternità, l’amore e la società odierni. Se a livello testuale, l’album riesce a elaborare figure, immagini e scenari interessanti, meno originalità si coglie dal punto di vista sonoro e degli arrangiamenti.

La italo-disco, un po’ telefonata, di Wave Goodbye è un duetto coinvolgente che ricorda le voci di Francesco Bianconi e Rachele Bastreghi mentre Luna, non ce ne vogliate, richiama vagamente la celebre e scherzosa Felicità, un rifacimento in chiave ironica di A New Error dei Moderat. In produzioni come queste le citazioni rischiano di prendere il sopravvento sull’effettiva proposta. Gli echi robotici di Cani accennano al mensch-maschine kraftwerkiano in chiave anche distopica ma perdono la presa dopo il primo ascolto.

E parlando di Cani, è impossibile non notare la notevole influenza di Contessa nella scrittura e nelle melodie di Castelli. Va da sé quell’unire melodie danzerecce a parole più o meno malinconiche (Paradiso Tropicale, Quando guardi i film, Nave) e introspettive (Cani, Città). È un disco prodotto con precisione, divertente e pensoso, ma che paga lo scotto di una scaletta ripetitiva. E di un approccio troppo nostalgico.

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