Album
Floating Mountains
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Riccardo Papacci
- 14 Ottobre 2021
La label 100% Silk è una sorta di sottoetichetta della Not Not Fun. Quest’ultima, fondata nel 2006, è stata per un periodo la cosa più eccitante proveniente dall’America e non solo. Promotrice di una neo-psichedelia spesso tendente al noise, che attraverso i dischi di Maria Minerva, Dylan Ettinger, High Wolf, Sun Araw, Peaking Lights, Pocahaunted e LA Vampires (questi ultimi due anche alcuni tra i progetti di Amanda Brown, co-fondatrice della Not Not Fun e fondatrice di 100% Silk) hanno costruito un mondo colorato e lisergico, le cui influenze ancora oggi non smettono di propagarsi. Consapevolmente o meno.
In ogni caso, se la vaporwave non è una filiazione immediata di questi suoni narcoticamente rallentati, è innegabile che vi siano delle similitudini stilistiche. In particolar modo per la prima vaporwave, di certo non quella artefatta di label come Dream Catalogue – quella della santissima trinità James Ferraro, Daniel Lopatin, Machintosh Plus, per intenderci -, si potrebbe parlare di discendenza quasi diretta. Ma se i suoni Not Not Fun e 100% Silk hanno fatto scuola e generato dei sottogeneri, lo stesso è accaduto e sta accadendo con la vaporwave.
Floating Mountains, disco del dj e producer di Tokyo, Soshi Takeda, uscito in questi giorni proprio per 100% Silk, e ispirato da un libro di fotografie di paesaggi cinesi della metà degli anni ’80, conferma quanto detto. Registrato esclusivamente con synth e sampler provenienti dai Novanta, è un ibrido abbastanza inedito di house balearica dalle tinte fortemente vapor. Laddove per vaporwave non si intende unicamente il recupero di suoni rallentati, quanto piuttosto delle melodie e delle atmosfere tipiche di quel movimento.
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