Album

Something Is a Shell. EP

17 Aprile 2026 pop art alt goth

Figlia di Claudio Miranda (direttore della fotografia di svariati blockbuster in ambito Hollywood) e musicista precoce, con due EP in curriculum e con alle spalle concerti in apertura di Tom Odell, di Melanie Martinez e soprattutto di Taylor Swift (per l’Eras Tour), Sofia Isella ha saputo in breve tempo plasmare un’estetica personale, riconoscibile e ormai talmente codificata da risultare prevedibile, tanto che il giochino rischia di stancare ancora prima dell’esordio lungo.

Quello ribadito all’interno del terzo EP Something Is a Shell. è un immaginario oscuro e ostentatamente dirty, dove si aprono uova crude con la bocca (il videoclip di The Chicken is Naked and Afraid) e si lambisce costantemente il “try too hard” o l’”overdoing” pur di generare una reazione. Musicalmente il progetto rimane in confini molto meno avventurosi: di base parliamo di una Billie Eilish in versione horror con tutti i limiti della plastificazione mainstream, ma nei momenti più liberi entrano in gioco anche sentori di southern-gothic alla Ethel Cain, di femminismo arty alla Fiona Apple, della darkwave neoclassica di Lingua Ignota e del pop-industrial della Halsey di If I Can’t Have Love, I Want Power che talvolta sfocia quasi nel neo-paganesimo di una Kiki Rockwell. Una artista sicuramente capace con parecchie frecce al proprio arco ma che raramente lascia spazio all’imprevisto, all’errore, a quel dettaglio – davvero e non solo visivamente – dissonante.

 

 

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