Album
Skylapse
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Tony D'Onghia
- 10 Dicembre 2020
Di tanto in tanto – nonostante la velocità con la quale le informazioni viaggiano nel sempre più caotico e sovraffollato villaggio globale – si ha la possibilità di imbattersi in un artista od una band della quale nessuno sembra essersi ancora accorto. Nasce cosi una sorta di senso di esclusività, ai limiti della gelosia, nel rapporto “musicista-ascoltatore” che si può instaurare in questi casi. Per chi scrive, i dischi del giapponese Serph ne sono il classico esempio.
Parlando della sua musica, è difficile descrivere in termini spicci, di etichette di genere per intendersi, di cosa si tratti. Dischi che comunque non possono lasciare indifferenti – e non per una questione di imperscrutabilità musicale, piuttosto per il contrario – e che possono trasmettere un senso di stupore ed euforia quasi infantile tanto quanto quello di stucchevolezza, andando da un estremo all’altro, a seconda della sensibilità di chi si avvicina alla sua musica. Un virtuosismo armonico e melodico, quello del misteriosissimo musicista e produttore giapponese, che non ha paragoni sulla attuale scena di area “elettronica”. Le sue composizioni racchiudono in poche battute tante invenzioni e livelli di musicalità quante altri colleghi molto meno dotati riescono a malapena a sviluppare nell’arco di intere discografie.
Skylapse – sorta di concept ruotante intorno all’astratto tema de «la transizione, l’altezza infinita e la trasparenza del cielo d’inverno» – è il suo settimo album. Viene pubblicato dall’etichetta noble, con sede a Tokyo, e se paragonato ai suoi lavori precedenti, molto basati su ritmiche di chiara marca hip hop, r&b e drum & bass, ci si accorge che l’accento si è spostato questa volta ancora più decisamente sulla scrittura di melodie che non prendono prigionieri e che per massimalismo emotivo non lasciano nulla di intentato. Ai limiti del cartoonesco, prendendo ispirazione dalla musica classica e per colonne sonore e da certo jazz – niente meno che il pathos di un Morricone e del Metheny più popolare sembra spuntare immancabilmente fuori da certi sviluppi armonici e da certi archi melodici – oltre che dalla musica per video games e da quella più “urban” e contemporanea (per i contagiosi samples vocali ad esempio), Skylapse ripropone l’inimitabile ed inarrivabile formula musicale “Serph” rincarando se possibile la dose di trucchi e virtuosismi, osando sempre più ardite modulazioni e vertiginosi orgasmici crescendo all’insegna del motto «More is more, and less is a bore!».
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