Album
Break Me Open
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Flaminia Zacchilli
- 14 Febbraio 2022
Per S. Carey, al secolo Sean, batterista dei Bon Iver, sono stati anni difficili: oltre alla pandemia, che ha colpito lui come tutti, ha dovuto affrontare il divorzio dalla moglie e la morte del padre. Esperienze che ha raccontato nel suo primo album da quattro anni a questa parte, Break Me Open. Un lavoro in cui si prepara ad affrontare faccia a faccia quelle difficoltà, guardando al passato come qualcosa di ormai concluso e accogliendo l’amore e l’affetto dei cari come forza positiva.
Il cambiamento è buono. Fottutamente difficile, ma buono. Per molti, dire che gli ultimi due anni sono stati difficili sarebbe un eufemismo. Lo stress e l’incertezza sulla vita in generale, sulla famiglia, gli amici, i figli, anche Madre Terra, sono cresciuti esponenzialmente. C’è nella coscienza umana una certa pesantezza, un’oscurità di superficie. Break Me Open parla d’amore – passato, presente e futuro. Parla di paternità – la soverchiante sensazione di profondo amore per i miei figli e la melanconia del vederli crescere proprio davanti ai miei occhi. Parla dell’accettare i miei difetti e i miei errori, espormi, e cercare di conoscermi meglio di quanto facessi il giorno prima. Ma sopra l’oscurità, è un messaggio di speranza, onestà e crescita.
S. Carey
Ad anticiparlo, la title track, brano dedicato ai suoi tre figli, non lontano per sonorità ed estetica dal marchio di fabbrica dei Bon Iver di Justin Vernon dal quale eredita l’utilizzo della voce (e un filo d’autotune) e quel senso di lacrimevole (e un poco laccata) vulnerabilità, bilanciato dal calore della strumentazione acustica come elettronica. Il singolo s’accompagna anche a un videoclip diretto da Rudy Rubio in cui il protagonista è proprio Carey, in una disperata corsa solitaria tra gli alberi e la neve del Wisconsin.
Su SA trovate alcune recensioni della discografia del songwriter tra cui quella del precedente album Hundred Acres (2018).
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