Album

Ingresso libero

1 Aprile 1974 pop cantautori

Uscito grazie all’insistenza di Vincenzo Micocci (perché il suo autore non era convinto di voler cantare), registrato con il gruppo che in buona parte resterà con lui per i primi 4 album (Massimo Buzzi alla chitarra, Piero Ricci al basso e Luciano Ciccaglione alla chitarra, poi il cantautore andrà in Messico per Resta vile maschio… per registrare infine il suo ultimo album vero con una band che di questi rivedrà il solo Buzzi), prodotto non sappiamo da chi (le note di copertina nominano il fotografo ma non l’identità di chi sedeva dietro alla consolle), il primo disco di Rino Gaetano si presenta già come un disco maturo nel livello delle composizioni e soprattutto nello stile dell’autore.

Anche se mancano delle vere e proprie hit (al massimo Ad esempio a me piace il sud era stata incisa e portata a Canzonissima da Nicola Di Bari, e così andava bene a Rino), è già pienamente a fuoco quello stile che molti vedevano lontano da quello dei veri e propri “cantautori” (ma cercare vie oblique era la mission, come si direbbe oggi, di Micocci, né infatti un De Gregori suonava tanto più “normale”, in quegli anni) e che mescolava con disinvoltura un’accoratezza che a volte sfiorava la rabbia nel parlare serio di passione (Tu, forse non essenzialmente tu, con quell’apertura dall’ariosità Pink Floyd, o le metafore di I tuoi occhi sono pieni di sale) lo sguardo alle sue origini meridionali, tra lirismo e occhio realista (il brano affidato a Di Bari, ma anche quella sorta di La locomotiva in minore che è Agapito Malteni il ferroviere, con andamento da western elettronico e rarefatto, o il folk-blues de L’operaio della FIAT “la 1100”), la bizzarria, magari cercata inserendo dettagli quotidiani all’interno di discorsi elevati (“avrei bisogno sempre di un passaggio / ma conosco le coincidenze del 60 notturno”, da Tu, forse…) o nel medioevo straniato di E la vecchia salta con l’asta, o lo sguardo anche qui insieme serio e ironico sulla contemporaneità (il viaggio in stile freak raccontato in A Khatmandu o il simbolismo di A.D. 4.000 D.C.).

Mancano ancora i suoi celebri elenchi (per quelli basterà aspettare l’anno dopo e Ma il cielo è sempre più blu) e le venature latine che coloreranno alcuni brani anche prima di Ahi Maria! e del suddetto quinto disco, ma l’autore, con la sua capacità di movimentare la forma canzone italiana, c’è già.

Tracklist
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Discografia
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  • 1 Tu, Forse Non Essenzialmente Tu
  • 2 Ad Esempio A Me Piace Il Sud
  • 3 AD 4000 D.C.
  • 4 A Khatmandu
  • 5 Supponiamo Un Amore
  • 6 E La Vecchia Salta Con L'Asta
  • 7 Agapito Malteni Il Ferroviere
  • 8 I Tuoi Occhi Sono Pieni Di Sale
  • 9 L'Operaio Della Fiat «La 1100»
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