Album

Pieces of Treasure

28 Aprile 2023 cantautori jazz
BMG

Nuovo disco per la songwriter e interprete americana resa celebre da un paio di dischi fondamentali tra 1979 (l’omonimo) e il 1989 (Pirates), nonché collaboratrice e musa di Tom Waits per un certo periodo. Non si tratta di materiale originale, ma come già accaduto per il precedente Kicks di quattro anni fa Pieces of Treasure è una selezione di canzoni anche molto celebri e pescate, in questo caso da quel Great American Songbook che sembra non finire mai di rinnovarsi.

Rispetto al 2019, qui le canzoni sono spinte per scelta tutte in una direzione jazz molto notturna, da club intimo e molto classico. Per l’occasione Rickie Lee Jones ha richiamato il produttore dei suoi primi due dischi, Russ Titelman, uno abituato in carriera a lavorare con grandi cantautori (George Harrison, Eric Clapton, Paul Simon, James Taylor e Neil Young).

Ne esce un disco molto coeso, con una propria identità molto chiara. Si passa con nonchalance da un brano iperfamoso come Nature Boy, che delle atmosfere jazzate già si era nutrito nella celebre versione di Nat King Cole, a September Song di Kurt Weill qui guardata più attraverso le lenti di Frank Sinatra che quelle di Ute Lemper. O ancora They Can’t Take That Away From Me di George Gershwin resa meno spensierata che nella versione di Ella Fitzgerald e On the Sunny Side of the Street che perde la leggerezza da varietà che gli avevano instillato le versioni di Sinatra e di Louis Armstrong per guadagnare in drammaticità.

Non si esce dai confini tra gli anni Trenta – i migliori di Tin Pan Alley – e gli anni Sessanta e Rickie Lee Jones mostra chiaramente di aver il mestiere e il carisma per stare tra le grandi interpreti del Great American Songbook.

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