Album
Acid King
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Daniele Rigoli
- 6 Agosto 2021
Pubblicato il 6 agosto 2021, Acid King è l’EP di Richie Hawtin che, lungo un percorso di riavvicinamento al dancefloor iniziato con Time Warps, ne prosegue metodo e finalità, rafforzandone dubbi e perplessità.
Hawtin ha in passato contribuito al movimento acid con produzioni dall’assoluto pregio, parentesi davvero visionarie di “acid house scaraventata all’inferno”, come la scriveva qualche anno fa Zingales, ma già la scelta del titolo, quel proclamarsi Re già sembrava eccessivo che arrogante. Soprattutto se poi il risultato è una jam in tre sessioni – lavorata con un filo di editing – prodotta nella casa dei genitori a Windsor e cucita in una traccia vera e propria corredata da bonus beat, mix alternativi, dub version e vocal.
I risultati sono assolutamente derivativi, anche riavvolgendo la stessa produzione dell’autore: tre linee di basso stanche e spompate mandate in loop su una programmazione ritmica elementare (quegli sgraziati clap gridano vendetta). È un trip falso, di quelli che metteva nel packaging dei suoi primi album, furbescamente adornato da evocativi loghetti Plastikman che facevano presagire un viaggio che non sarebbe mai arrivato. Una versione consumatissima, ingiallita e strozzata nel digitale di Substance Abuse.
Fosse stata una sgambata estemporanea per rievocare Circuit Breaker e divertirsi con alcuni plugin, nulla da ridire. Ma qui non parliamo di dancefloor teorizzati e filosofeggiati dissezionando la selecta di turno appoggiati al bancone col mignolo alzato (e Dio benedica il drittone del caso e il DJ che sa quando e come metterlo), Acid King è chirurgia estetica e nulla più, il menare di chi non sa tirar un gancio. Altro che richiami – suoi o di chi per lui – alla discografia F.U.S.E., qui di “ipnotiche e intense” ci sono solo le supercazzole dai toni accademici che tanto sembrano essere piaciute a, tra gli altri, Holly Herndon e Matt Dryhust.
Sembra proprio che Hawtin stia pian piano dimenticato davvero chi è stato e cosa ha rappresentato. Senza riavvolgere troppo il nastro, le soundtrack per Prada come l’uomo di plastica – contestualizzate nei giusti momenti e nei giusti ambienti – non erano niente male, facevano anzi riemergere un certo mestiere nel progettare geometrie di sensazioni e usi intelligenti dello spazio. Stessa storia per l’ultima fatica F.U.S.E. incisa col fratello (Syntax). Oggi Hawtin se la canta e la suona, sale sul piedistallo come a dire che quei suoni sono cosa sua, mentre producer e colleghi più freschi – da Paranoid London a Posthuman – su quel tracciato lo doppiano di continuo. Al contrario, c’è molto da rincorrere.
Tracklist
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Discografia
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- 1 Acid King (Full Tilt Mix)
- 2 Acid King (Stripped Mix)
- 3 Acid King (F.U.S.E. Bass Dub)
- 4 Acid King (Bonus Beats)
- 5 Acid King (Vox) 01:57
