Album

De Venom Natura

13 Febbraio 2026 post-punk metal heavymetal blackmetal doom

Già all’esordio su Season Of Mist con l’ottimo Fire Blades From The Tomb, i torinesi Ponte del Diavolo officiano l’ambivalente potere esoterico della natura con il secondo album, De Venom Natura per l’appunto, armeggiando tra decadenza e illuminante rivelazione, come ben rappresentato dall’artwork in bianco e nero di Francesco Dossena, illustratore di Dylan Dog.

Prodotto da Danilo Battocchio e masterizzato da Magnus Lindberg, sempre a quell’incrocio fra varie forme di metal e wave da loro autodefinito blackened post-punk, così come tra lingua inglese e italiana, De Venom Natura presenta una band in grado di creare una narrazione tutta sua, oltre che di imporsi oltreconfine.

Le registrazioni in presa diretta assecondano un approccio ruvido che ruota attorno alla voce di Erba del Diavolo, a due bassi, chitarra e batteria. Tracce-chiave: Lunga vita alla necrosi viene sparata con efficacia atemporale, Spirit, Blood, Poison, Ferment! suona epica anche grazie all’intervento di Francesco Bucci degli Ottone Pesante al trombone, Il veleno della Natura ricorre a infettivi synth anni ’80.

Come una storia horror a fumetti in note dark, si spazia poi dal black metal-blues di Every Tongue Has Its Thorns, con tanto di theremin, ai nove minuti psicotropi di Delta-9 (161), con il clarinetto basso di Vittorio Sabelli, e alla partecipazione di Gionata Potenti in Silence Walk With Me. Se Fire Blades From The Tomb si chiudeva con The Weeping Song di Nick Cave & The Bad Seeds, stavolta la tenebrosa cover in calce alla concisa scaletta è In The Fat Flied dei Bauhaus. Da mandar giù come un dolce veleno.

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