Album

FLARE

30 Gennaio 2026 rock prog indie

Dopo Terrapath del 2024, che li ha messi sulla mappa come contemporanea prog band da tenere d’occhio, i britannici Plantoid tornano con il classico sophomore, chiamato a confermare e ampliare quanto di buono fatto finora. Peculiarità della band è una certa imprevedibilità, tra scarti armonici e declinazioni sonore che spaziano dal math al psych, dal kraut alle atmosfere cosmiche, e il registro soprano di Chloe Spence, che si muove tra intrecci vocali in modi non lontani dai Black Country, New Road. Groove, cambi di tempo e accelerazioni musicano testi e vocalizzi dreamy-fantastici, conferendo alla tracklist anche un sapore jazzy, sia nelle atmosfere sia nelle armonie (The Weaver).

Le chitarre sono protagoniste quanto il canto: si va da refrain spezzati à la Field Music (Ultivatum Cultivation, Daisy Chains) a incastri più acidi e avant à la Black Midi (Splatter, Parasite), oppure in squadra Can con un piglio Deerhoof (il singolo Flare), riprova delle esplorazioni timbriche di Spence.

L’album è frutto di un lungo periodo di scrittura e isolamento creativo, tra jam session notturne e residenze in location suggestive come Penhesgyn Hall in Galles. Lì i Plantoid hanno esplorato con calma il proprio suono, lasciando che ogni idea maturasse fino a trovare la forma giusta. Il songwriting è più meditato e disteso rispetto al passato: le canzoni nascono attorno a groove e atmosfere prima ancora che alla struttura canonica. Il risultato è affascinante: la bravura non manca, ma resta ancora da trovare uno scatto decisivo verso un sound pienamente loro.

Tracklist
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Discografia
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  • 1 Parasite
  • 2 Ultivatum Cultivation
  • 3 The Weaver
  • 4 Dozer
  • 5 Good For You
  • 6 Worn
  • 7 Splatter
  • 8 Slow Moving
  • 9 Daisy Chains
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