Album

Fly the Ocean in a Silver Plane

27 Marzo 2026 avant ambient

Con Fly the Ocean in a Silver Plane, Mark Nelson torna a muoversi dentro il mondo interiore che da quasi trent’anni definisce Pan American. Il disco nasce dall’eco di due classici dell’immaginario americano, You Belong to Me di Jo Stafford e Promised Land di Chuck Berry, che vengono chiamati in causa come presenze lontane, ma ancora presenti come umore, isprirazione e cadenza ambientale. Da lì prende forma un lavoro che parla di attraversamenti, di distanza, di un’America ascoltata come se arrivasse da una radio troppo lontana.

Registrato in casa con chitarra elettrica, acustica con rubber bridge, Ableton Live e Digitone, l’album segna un riequilibrio nel linguaggio sonoro di Nelson. L’elettronica non resta più ai margini come semplice foschia ambientale, ma entra nella struttura dei brani. Entrance to Afterlife lavora su loop sintetici e pulsazioni meccaniche, mentre Silver Tramway (In Snow) si muove tra rumore e distorsione con un passo quasi spettrale. Il violino e la voce di Mallory Linnehan aggiungono una traccia di calore umano dentro questo paesaggio rarefatto.

La copertina – una foto della madre di Nelson, colta in un istante di eccitazione e nervosismo prima di un viaggio – offre la chiave emotiva del disco. Ogni brano sembra abitare quello spazio sospeso tra partenza e perdita. Golden Gate, Silver City chiude tutto con la consueta misura di Nelson, capace di dire moltissimo anche quando sembra togliere quasi tutto.

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Discografia
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  • 1 Silver Plane, Now Boarding
  • 2 Death Cleaning
  • 3 Entrance to Afterlife
  • 4 Desert Under Bridge
  • 5 Heaven's Waiting Room
  • 6 Silver Tramway (In Snow)
  • 7 Honeyman-Scott
  • 8 Taxi to the Terminal Gate
  • 9 A Window in the Strings
  • 10 Golden Gate, Silver City
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