Album

Lucky Number

31 Ottobre 2025 post-punk dance

Gli Optic Sink non sono una band di neofiti. Sono il progetto di Natalie Hoffmann, già cervello delle NOTS, più una costellazione di veterani dell’underground americano (area Total Control, Boy Harsher). Lucky Number, il loro terzo album, è un lavoro di fino, fatto di minimalismo teso e ballabile. Prodotto da Caufield Schnug degli Sweeping Promises, presenta un suono affilato, secco, per niente contemporaneo. Solo l’osso, sgrassato da ogni retorica. Riprendendo un po’ il discorso iniziato in altri lidi dai Cold Cave o dai Crystal Castles, anche i synth degli Optic Sink brillano come lame sotto una luce al neon. Ma il risultato è più diretto, meno riflessivo. I musicisti di Memphis si piazzano dove il post-punk ha smesso di piangere e ha iniziato a ballare. La voce di Hoffmann è piatta, burocratica, mentre cataloga il disastro della modernità. Il basso, lontano da quello melodico di Peter Hook, è più vicino a quello ossessivo e motorico di Jah Wobble (primi PiL). Le chitarre sono schegge (area ESG), l’elettronica detta la temperatura, sempre sotto lo zero.

How Can I Help You non troverebbe spazio in Unknown Pleasures, ma suona piuttosto come se Martin Hannett avesse vinto la sua battaglia e piazzato una drum machine al posto di ogni batterista che passava dai suoi studio. È claustrofobia pura. Luxury Of Honesty sembra muoversi più in zona Sheffield, apprendendo la lezione dei Cabaret Voltaire e ripetendola un po’ pedissequamente sui synth pulsanti.

Lucky Number non inventa nulla, è chiaro. È un disco così centrato sulle sue radici (la coldwave più spigolosa) da risultare quasi arrogante nella sua perfezione formale. Musica per ballare, ma con una certa rigidità e un’espressione molto seria.

Tracklist
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Discografia
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  • 1 Laughing Backwards
  • 2 Lucky Number
  • 3 Construction
  • 4 Don't Look Down
  • 5 How Can I Help You?
  • 6 Golden Hour
  • 7 Kinetic World
  • 8 Luxury of Honesty
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