Album
Due punti
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Nino Ciglio
- 22 Marzo 2023
Gaia (voce), Edo (ritmiche elettroniche e synth), Fabio (basso acustico e basso synth) e Antonio (chitarre) hanno una storia come tante. In sala prove a Firenze, a far vivere la loro passione per il dream pop e lo shoegaze in una band dal nome misterioso, oodal (a volte scritto anche coi… due punti). Notati anche in qualche contest nazionale, il loro sound aveva bisogno di un mentore del suono per risultare definitivamente pronto per il primo album. Lo trovano nel produttore musicale Andrea Ciacchini (Blonde Redhead, Zen Circus, Motta), che rende il mistero del loro nome anche il mistero del loro sound.
Ed ecco Due punti. L’inizio di un elenco, la spiegazione di qualcosa, la funzione esplicativa. L’album, però, non spiega molto. Anzi, com’è giusto che sia per gli epigoni del genere, tende a confondere stordire. S’interroga, seduce, indugia… a tratti si perde, un po’ spaesato. Meglio funziona quando del dream indossa l’abito più alt, più originale. Come accade nell’opening Noia che fonda il suo impatto in un silenzio più Matia Bazar che Cocteau Twins, fra vizi e malesseri (bere, angosciarsi, annoiarsi) nei quali troviamo il conforto di cui a volte abbiamo bisogno.
Le venature di Due punti oscillano fra il crudo e il sognante. Ma alla base rimane un buon tocco di songwriting, che spesso si traduce in pezzi sofisticati, ma comunque molto orecchiabili. Il singolo Vicino, la bella ballad Chiodo sono esempi di pop elettronico raffinato che s’imparano (si cantano?) e non s’abbandonano facilmente. Dov’è facile leggere un chiaroscuro di tutta la scena 80s e 90s anglosassone (The Jesus and Mary Chain, Lush, My Bloody Valentine e compagnia cantante), sembra più interessante vedere in alcuni episodi (Ancora, Frigo) un tocco di tradizione italiana (interpretata dalla voce estremamente e preoccupantemente imperfetta di Gaia) che prova a trovare uno sbocco diverso dal solito itpop Calcutta-centrico.
Si può pensare che Polvere sia un matrimonio improbabile fra Giuni Russo e i Massive Attack? Che Battisti (magari filtrato dalla lente degli Amor Fou) si sia impossessato dei riverberi in stile Cure di Domenica? Che gli XX e i Verdena si sgretolino languidi nei riff di chitarra di Pillole o Altra Persona? Le potenzialità ci sono, la direzione pure. Con un po’ di coraggio in più, i ragazzi arriveranno lontano.
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