Album

Sleeps With Angels

16 Agosto 1994 rock

Il suicidio di Kurt Cobain per Neil Young fu una mazzata. Le session di quello che sarebbe diventato Sleeps With Angels si erano quasi concluse in quel fatidico 5 aprile 1994 ma per il songwriter – allora in pieno rinascimento sulla scorta della buona ispirazione e nerbo di Ragged Glory, dell’ottimo doppio live Weld e dello struggente Harvest Moon – il lavoro avrebbe dovuto necessariamente includere l’omaggio alla rockstar suicida, non fosse che per la citazione della sua Hey Hey, My My nel biglietto di commiato («It’s Better To Burn Out, Than To Fade Away»).

Young reagì al tumulto di sentimenti nel petto nell’unico modo a lui possibile: componendo e suonando come se fosse in gioco la sua stessa vita. Ed eccolo tirare fuori dal cilindro una nuova canzone, la brusca e franta Sleeps With Angels, che impose il proprio titolo all’album. Ad aprire il quale troviamo però una ballatina per voce, piano e vibrafono, uno di quei miraggi traballanti che ogni tanto il vecchio Neil tira fuori da chissà dove. My Heart è, per molti versi, solo un bozzetto. Ma dice tutto quel che deve, esattamente come deve. È notturna e fragile, è uno sguardo buttato dove si confondono le forme, dove niente è certo a parte il desiderio e una determinazione misteriosa, di cui sai soltanto che devi seguirla, come una strada che prende il controllo del volante e non è che puoi farci molto, a parte lasciarla fare.

La scaletta che segue vive di strappi, di cavalcate febbrili, di sfuriate caustiche e romanticismo rivestito di abbandono. È un disco, Sleeps With Angels, che prende vita sull’orlo di qualcosa che finisce, proprio nel momento in cui il rock sembrava spumeggiare all’apice della sua stagione più fortunata. Album non a caso inaugurato come detto da My Heart, che su tutto stende la sua ombra palpitante: una straordinaria ammissione di vulnerabilità e tenacia, la condanna di chi non può fare altro che seguire ciò che sente di essere, di inseguire i bagliori di un sogno prima che diventi cenere.

Album amaro e a tratti rabbioso (su tutte, la quasi noise-punk Piece Of Crap) ma ancora percorso da un senso di dolcezza calda, visionaria e spiegazzata. L’anno successivo la connessione tra Young e la scena grunge trovò un altro, definitivo punto di contatto con Mirrorball (giugno ’95), album inciso assieme ai Pearl Jam – anche se per diatribe sui diritti il nome della band non compare tra i credits – come una sorta di live in studio.

Tracklist
Streaming
Spotify
Voti
Amazon
Discografia
Vota
  • 1 My Heart
  • 2 Prime Of Life
  • 3 Driveby
  • 4 Sleeps With Angels
  • 5 Western Hero
  • 6 Change Your Mind
  • 7 Blue Eden
  • 8 Safeway Cart
  • 9 Train Of Love
  • 10 Trans Am
  • 11 Piece Of Crap
  • 12 A Dream That Can Last
SentireAscoltare

I più ascoltati