Album
Rushmere
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Carmine Vitale
- 23 Febbraio 2025
A distanza di sette anni dall’ultima (poco convincente) prova Delta, i Mumford and Sons interrompono il lungo silenzio e sono pronti a ripercorrere a ritroso la strada che sembra (ri)condurli ai più fortunati esordi.
Il nuovo disco Rushmere esce il 28 marzo via Island ed è stato anticipato dalla pubblicazione di un clip in cui protagoniste sono le reazioni di amici e fan all’omonimo singolo che dà anche il titolo all’album. Rushmere è però anche il laghetto, situato a Wimbledon Common, nel sud-ovest di Londra, lungo cui Marcus Mumford, Ben Lovett e Ted Dwane hanno iniziato a frequentarsi e dove hanno deciso di mettere insieme la band che può vantare nel suo carnet l’oltre un milione di copie vendute per l’esordio Sigh No More (2010), trovandosi a cavalcare quella coeva onda di transizione che ha visto il folk più intimista reinventarsi in una dimensione più corale per poi riversarsi nei grandi club e negli stadi ed irrorando radio FM e classifiche internazionali. Forti di un successo tanto inaspettato quanto pruriginoso, i M&S hanno dimostrato scaltrezza calcando la mano – appena due anni dopo – sulla furba formula folk-bluegrass in Babel (2012) per poi virare verso suoni ed epica da stadium rock in Wilder Mind (2015), album spartiacque per lo spazio che, agli occhi della critica, occuperà la band da lì in avanti, scissa tra incensamenti e arcigne levate di scudi.
Per la prova numero cinque, la band londinese si affida al 9 volte premio Grammy Dave Cobb, noto per per il suo lavoro nel genere country, rock e americana e già al lavoro con artisti del calibro di Jason Isbell, Sturgill Simpson e Chris Stapleton. I due singoli disponibili offrono un primo scorcio della direzione suggerita: Malibu è costruita sulla più classica intelaiatura di casa Mumford and Sons, con il suo incipit sommesso che prende vigore fino ad esplodere nel crescendo finale; Rushmere – che mentre scriviamo è già tra i brani più ascoltati nelle radio britanniche e non solo – riavvolge il nastro e si presenta senza fronzoli come un brano che non sarebbe suonato fuori posto in un disco come Babel, strizzando l’occhio ad una fanbase rimasta orfana per troppo tempo di brani innodici da cantare a squarciagola come I Will Wait e Below My Feet.
Le prime impressioni lasciano dunque intravedere un canovaccio stilistico ormai consolidato e costruito su saliscendi emotivi, spogliato – questo sì – dal finto sperimentalismo dell’album precedente e con un suono più asciutto che, nel frattempo, ha perso l’estro di Winston Marshall, il chitarrista e banjoista che ha lasciato ufficialmente la band nel 2022. Come già accaduto con Delta, i Mumford and Sons hanno descritto la nuova prova come un “ritorno alle radici” ma a questo giro c’è da augurarsi che i Nostri riescano a ritrovare la strada perduta.
Tracklist
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Voti
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Discografia
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- 1 Malibu
- 2 Caroline
- 3 Rushmere
- 4 Monochrome
- 5 Truth
- 6 Where It Belongs
- 7 Anchor
- 8 Surrender
- 9 Blood On The Page (feat. Madison Cunningham)
- 10 Carry On
