Album
Signals, Calls, and Marches
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Alessandro Pogliani
- 4 Luglio 2021
Pubblicato il 4 luglio (data simbolicamente significativa per gli U.S.A.) 1981, Signals, Calls, and Marches non è il primo disco dei Mission of Burma (band da Boston formata da Roger Miller, Clint Conley, Peter Prescott e il membro esterno Martin Swope, considerati i Wire americani per la loro combinazione di viscerale e cerebrale), che esordiscono nel 1980 con un 45 giri i cui due pezzi (Academy Fight Song e Max Ernst) aprono l’edizione disponibile in streaming del lavoro. Non è neanche il loro primo album, perché si tratta di un 12″ (Vs., il loro primo splendido long-playing, uscirà nel 1982), ma l’influenza di questo EP nel rock più ricercato e consistente degli anni 80 rimane fortissima.
Aperto dall’ormai classico That’s When I Reach For My Revolver, dove «un rutilare tumultuoso di tamburi sostiene la melodia, guidata dal melodico e instancabile basso laddove la chitarra si divide tra fragori e spigolose divagazioni» (dalla recensione di G. Turra della raccolta The Definitive Editions), Signals, Calls, and Marches contiene amara rabbia post-punk (Outlaw, This Is Not A Photograph, Red), complessità pre-post-rock (Fame And Fortune) e rimandi post-kraut (All World Cowboy Romance). Tutto così post da rimanere fresco e attuale quattro decenni dopo. Per descrivere l’attitudine dei Mission of Burma, Simon Reynolds parlerà di “Art Attack”. Azzeccatissimo.
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