Album
(self-titled)
-
Edoardo Bridda
- 3 Agosto 2022
Dopo aver venduto milioni di dischi con i Mumford & Sons, Marcus Mumford debutta da solista con un’opera prima che intende mostrarne la vena cantautorale senza rinunciare alla coralità folk rock.
Il disco, segue a quattro anni di distanza Delta, il “contaminato” quarto disco della band, che apriva a elettronica e persino rap, una carrellata di impersonali eppur levigatissimi brani pronti per playlist, radio e chart. L’album risulta il terzo a debuttare ai vertici dell’americana Billboard, ma sotto gli abiti sonori (leggi produttori, co-writer ecc.) non c’è molto da ricordare. È seguito l’allontanamento di Winston Marshall. Il motivo? Aver elogiato un controverso libro di Andy Ngo che smascherava «il complotto di ANTIFA per distruggere la democrazia».
E dunque arriviamo all’oggi di un Marcus Mumford che ha il physique du role, i contatti giusti e a quanto pare sufficienti demoni e sofferenze interiori per scodellare un disco che mostri al mondo (in particolare, alla sua parte stellestrisce) di che pasta è fatto.
A gennaio 2021, alle prese con demoni con i quali ho danzato a lungo, ho scritto Cannibal. È stato il brano che ha portato me e Blake Mills alla realizzazione di quest’album.
Marcus Mumford
A segnare uno scarto “autoriale” rispetto ai lavori con la band pensano due singoli: il primo – Cannibal – che ha forse fatto parlare di sé più per il videoclip diretto da Steven Spielberg (il suo primo in assoluto) che per il pezzo in sé, un monologo musicato per chitarra e voce giocato su un buon testo autobiografico e sulla collaudatissima alternanza tra una prima parte tutta afflato e confessione e la seconda fragrante e loud. E Grace, un pezzo roots rock / Heartland rock à la Tom Petty tra terrigne pennate di chitarra, eleganti rintocchi di pianoforte e loop di note in reverse a completare una efficace produzione stratificata eppur dritta a segno. Forse l’abito che veste meglio il Nostro, che con la canotta o la camicia, neanche questa volta sembra aver problemi a recapitare un disco dal sicuro impatto commerciale. E forse pure con qualche pezzo da ricordare.
Dimenticavamo le ospiti, tutte femminili: le lanciatissime (e telefonate per uno come lui) Clairo e Phoebe Bridgers, ma anche la giovane Monica Martin (che già abbiamo ascoltato in un feat. dell’ultimo James Blake) e la scafata Brandi Carlile. E colui con il quale i brani del disco sono stati prodotti, arrangiati, scritti e suonati: Blake Mills, musicista in proprio e accreditato produttore. Tra i suoi production credit figurano infatti Perfume Genius, Laura Marling, Alabama Shakes e Jim James. È uno che sa decisamente il fatto suo e che avrebbe meritato la firma accanto a quella di Mumford direttamente in copertina.
Tracklist
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Discografia
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- 1 Cannibal
- 2 Grace
- 3 Prior Warning
- 4 Better Off High
- 5 Only Child
- 6 Dangerous Game (ft. Clairo)
- 7 Better Angels
- 8 Go In Light (ft. Monica Martin)
- 9 Stonecatcher (ft. Phoebe Bridgers)
- 10 How (ft. Brandi Carlile)
