Album
Big Fish
-
Tony D'Onghia
- 12 Maggio 2022
Il pianista e compositore statunitense Mose Allison viene considerato come uno dei nomi influenti per quel che riguarda lo sviluppo del blues nelle più raffinate e colte declinazioni del jazz moderno. Il suo lascito musicale ha influenzato generazioni di musicisti, primi fra tutti i rocker della cosidetta “british invasion” degli anni 60 ma anche songwriter quali Tom Waits, Elvis Costello e Fiona Apple. Il suo inconfondibile stile pianistico e la sottile ironia dei suoi testi costituiscono ora anche la principale ispirazione del trio fondato da Joe Tatton, già tastierista con The New Mastersounds e The Haggis Horns, e di questo suo Big Fish.
Il britannico – affiancato da Kenneth Blevins alla batteria e da Steve Mackie al basso, musicisti del giro di Nashville, città nella quale l’album è stato anche registrato – firma undici dei dodici brani, tra cantati e strumentali, con l’eccezione di Ever Since The World Ended, firmata dallo stesso Allison. A supportare il trio, la sezione fiati degli stessi The Haggis Horns. Una vena agrodolce scorre sotto gli acuti testi di Tatton; la sua vocalità quasi casuale (molto simile a quella di Georgie Fame, un altro fervido ammiratore ed allievo di Mose Allison) ne accentua l’acuto umorismo – ascoltare la title-track e Timeline per averne un esempio – anche se sono gli ambiziosi strumentali Like Ike e Stomp che suscitano l’impressione più profonda e duratura.
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