Album
Loom
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Edoardo Bridda
- 24 Aprile 2024
A tre anni da Mercury Act I & II, gli Imagine Dragons sono pronti per pubblicare il sesto album di una carriera all’insegna dei grandi numeri. Come ogni nuovo lavoro della formazione di Las Vegas, anche questo LOOM viene lanciato da una pompa magna di certificazioni. Poco da girarci attorno, sono degli hit maker e un band da stadio, un gruppo che dal folk pop ad alto volume degli esordi è approdato a una ritmata formula pop con un’anima da boy band ma sotto steroidi rock, hip hop e EDM.
Dan Reynolds e compagni sono a conti fatti la band di maggior successo in termini di vendite/ascolti degli ultimi quindici anni, in particolare grazie all’album d’esordio Night Visions (Radioactive e Demons le spacca classifiche) e a Evolve (Believer e Thunder le mega hit) ma anche quando le cose sono andate meno bene del previsto sono sempre riusciti a piazzare la furbata giusta per evitare i flop, come nel caso di Mercury I, rilanciato tardivamente dal singolo Enemy dalla colonna sonora di Arcane.
Non vanno per il sottile neanche per questa sesta prova senza super produttori e unicamente accompagnati dai collaboratori di lunga data Mattman e Robin. L’anticipa, un pezzo in cui, senza novità, quasi rappano (in un fraseggio Reynolds pare Fred Durst) su basi hip hop in una generale atmosfera blockbuster-dark . Il ritornello ne tradirà la vena nostalgica per gli anni 00s mentre un wub-bass tremulo chiaramente rimanda al decennio successivo e al brostep stelleestrisce.
Insomma, le premesse per un altro album che possa far ricordare a tutti che ci sono piaghe peggiori in ambito pop-rock degli ultimi Muse, dei Coldplay colorati o dei Nickelback non sembrano mancare.
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