Album

Bright Spirit

13 Marzo 2026 psych prog

Il nuovo corso dei Gong è cominciato esattamente dieci anni fa, quando con Rejoice! I’m Dead! pubblicavano il primo disco dopo la scomparsa di Daevid Allen e Gilli Smyth. La nuova avventura ruota attorno a Kavus Torabi, introdotto nella band dallo stesso Allen nel 2014 per I See You, un album che li mostrava in piena forma.

I dischi successivi sono stati in parte una ricerca di un suono che fosse allo stesso tempo pienamente gonghiano, ma che doveva fare i conti con i nuovi musicisti entrati in formazione e le loro personalità. Ne è esempio il precedente The Universe Also Collapses: tematicamente tra prog, space rock e psichedelia, in perfetta continuità con il Gong-pensiero, ma forse non del tutto a fuoco.

Le cose vanno meglio con questo nuovo capitolo, Bright Spirit, che sembra andare in una direzione più classica per il sound della band: incontro tra Occidente e Oriente (messo in chiaro dall’iniziale Dream of Mine, che si sviluppa in un crescendo culminante nella sognante tessitura finale del sax), intrecciato con i Pink Floyd più bucolici (Stars in Heaven), ma facendo entrare anche qualche eco dei King Crimson degli anni Settanta (si senta la chitarra nell’introduzione di Mantivule) e un quasi-omaggio alla Third Ear Band (l’evocativa e circolare Relish the Possibility, uno dei brani migliori del lotto). Probabilmente il miglior disco di questa nuova fase.

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