Album
Below The Waste
-
Valentina Zona
- 18 Febbraio 2024
Dopo il fulminante, omonimo debutto del 2018, e le ampie conferme di On All Fours del 2021, le Goat Girl continuano a incarnare un solido e interessantissimo baluardo indie. Pur non inventandosi niente di nuovo, né rivendicare alcuna pretesa in tal senso, gli va dato atto della straordinaria capacità di imprimere la propria personalità su tutto quello che fanno, sostanzialmente facendolo a modo loro.
Specchio fedele di una certa Gen-Z orgogliosamente queer e pure un (bel) poco socialista, continuano a raccontarci la difficoltà di stare al mondo con uno sguardo implacabile e disincantato, con quella sottile disperazione e quel grigiore metropolitano da sobborgo (come in un film di Ken Loach), che si illumina occasionalmente con accecanti intuizioni melodiche.
La cantante Lottie, parlando del singolo ride around (pregno di atmosfere Nienties in ralenti, tanto da farci pensare a delle Breeders in pieno hangover), afferma: “Al tempo stavo ascoltando molta musica di Phillip Glass e Deerhoof che gioca con la relazione tra tensione e risoluzione e che ha sicuramente influenzato questo pezzo. Desideravo onestà e autenticità nelle relazioni che avevo con le persone, probabilmente in parte perché all’epoca, come tutti, eravamo isolati l’uno dall’altro. Ma sentivo anche qualcosa di più profondo, come se quelle conversazioni che sognavo strappassero via le etichette a cui ci aggrappavamo disperatamente per andare sotto alla superficie, dove le parti più interessanti di noi stessi tendono ad essere soppresse.”
Il video, diretto da Luke Kulukundis e Mateo Villanueva Brandt della Foreign Body Productions, una casa di produzione di South London vincitrice di diversi premi, esplora il tema dell’estraniamento, provando a descrivere il confine labile tra desiderio e paura dell’interazione, mettendo in scena la stranezza dello stare insieme nella claustrofobia capitalista e nell’assurda mondanità, fatta di serate al karaoke, incontri tra alcolisti anonimi, prove a teatro, e una serie di momenti d’interazione assurdi tra persone diverse che provano inutilmente a connettersi.
Le Goat Girl continuano a farsi messaggere di un (neanche troppo) sottile dolore generazionale, ma anche di una sete di riscatto del tutto peculiare, dove l’affermazione è una lotta silenziosa e lo-fi, ma non per questo meno irriducibile. Il mondo è un vampiro, cantava qualcuno, e loro lo raffigurano in tutte le sue più orrende fattezze postmoderne: milioni di individui assuefatti ai social e drogati di consumo, che hanno perso ogni contatto con loro stessi e con la loro autenticità.
L’album è stato composto in un periodo di tempo esteso, mentre la parte strumentale è stata registrata nel corso di dieci giorni in Irlanda agli Hellfire Studios, ma anche nello Studio 13 di Damon Albarn. Gli archi (Reuben Kyriakides e Nic Pendlebury), gli strumenti a fiato (Alex McKenzie) e le voci (tra cui un coro composto da familiari e amici), sono stati aggiunti in diverse location, da un granaio nell’Essex allo studio delle Goat Girl a South London.
La band farà un tour intimo a marzo, che include uno show all’ICA di Londra, degli instore intorno all’uscita dell’album e presto annuncerà presto un tour da headliner nel Regno Unito e in Europa.
Tracklist
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Discografia
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- 1 reprise
- 2 ride around
- 3 words fell out
- 4 play it down
- 5 tcnc
- 6 where’s ur <3
- 7 prelude
- 8 tonight
- 9 motorway
- 10 s.m.o.g
- 11 take it away
- 12 pretty faces
- 13 perhaps
- 14 jump sludge
- 15 sleep talk
- 16 wasting
