Album

Image Langage

24 Giugno 2022 fieldrecordings drone ambient elettronica

Musicista francese e scrittrice, Felicia Atkinson compone ambient music che rifugge l’idea di ambient music, spoken word che non è proprio, o solamente, dello spoken word. Evidenti i link alla tradizione concreta di Pierre Schaeffer che vengono sovrascritti e riassemblati. È musica che si avvale di droning e parole sussurrate, è un dato di fatto, ma prendete La Brume, il brano che apre Image Langage, sembra un ponte tra le sperimentazioni di Bowie / Eno a cavallo tra periodo berlinese e gli anni ’90 e un Angelo Badalamenti quintessenziale. C’è un sax riverberato a guidarci in quelli che sono i titoli di testa di uno spy movie distopico ambientato nei capitoli successivi della storia di Nathan Adler.

In verità, è una falsa partenza. In Our Tides sono pensose note al piano a introdurre spazi che si estendono dall’interno all’esterno, dalla finestra oltre il recinto, dalla luce al gioco d’ombre della notte. Atkinson invita il nostro orecchio a perlustrare ambienti e pensieri che contengono fluttuazioni variabili di tensione e rilascio. Ascoltate poi la title track, è ancora differente: spessi droning d’organo e flauti si mescolano a una voce in filigrana che dice e non dice, chiede attenzione e si fa scordare subito dopo, come in un incantesimo.

Quella di Image Langage è musica che vive di zone liminari: cosa è field recording e cosa è digitale, o forse è analogico? L’ambiguità regna sovrana in queste superfici che paiono veli, ma in verità non lo sono. Ogni brano/velo è un cifrario, un enigma che chiama a sé, inesorabilmente. Com’è che quel che non sembrava complicato è così difficile da comprendere? Cosa si nasconde dietro la nebbia?

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