Album
Diamanda Galás
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Massimo Onza
- 3 Settembre 2021
Diamanda Galás è l’omonimo secondo album della sperimentatrice vocale americana di origini greche, uscito nel 1984 via Metalanguage, a due anni dal seminale esordio sulla lunga distanza The Litanies of Satan. Un lavoro oscuro e devastante, suddiviso in due lunghe tracce, in cui la Nostra è coadiuvata da Richard Zvonar (nastri manipolati ed elettronica) e dal produttore Bob Shumaker.
Sul lato A esplode Panoptikon, brano che viaggia su terrificanti elucubrazioni vocali accompagnate da deflagrazioni rumoriste e stridori industrial drone, affrontando temi come prigionia, isolamento, tortura e alienazione estrema, ma anche quelli della mania omicida e della vendetta. Una selvaggia ode alle teorie coercitive paventate alla fine del 1700 dal filosofo Jeremy Bentham, racchiuse nell’immagine di un tipo di edificio carcerario (Panopticon) progettato per consentire di vedere tutte le aree di una prigione da un unico punto di vista. Il brano è inoltre arricchito da passaggi tratti dalla raccolta di lettere In the Belly of the Beast del criminale e autore Jack Abbott.
Per contro, il lato B contiene la non meno agghiacciante Τραγούδια από το Αίμα Εχούv Φονός (Song from the Blood of Those Murdered), una spaventosa sovrapposizioni di voci, tra affastellamenti nevrotici, tensioni isolazioniste e riprese dall’incedere malefico. Il testo in greco si riferisce alle vittime del regime fascista che ha governato la Grecia dal 1967 al 1974, anche ricordata come Dittatura dei Colonnelli.
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Discografia
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- 1 Panoptikon
- 2 Τραγούδια από το Αίμα Εχούv Φονός" (Song from the Blood of Those Murdered)
