Album
Lumme
-
Giuseppe Zevolli
- 23 Maggio 2021
Dai tempi del suo debutto per l’etichetta Night School Hilja (2018), la musicista finlandese di stanza a Glasgow Maria Rossi ha fatto di glossolalia e di un cupo minimalismo le sue armi da battaglia. Nel suo canto frammentario, diviso tra esili strofe e gutturali controcanti, più che gli accademicismi di una Meredith Monk è possibile ritrovare la fascinazione per una dimensione “stregata” di una Anna Holmer/Breadwoman.
Dopo ben tre uscite nel 2020 (l’ottimo Tyyni, Plafond 6, assieme al musicista olandese Haron, e The Oystercatcher, realizzato assieme a Els), Rossi torna con una nuova collezione di allucinazioni domestiche. Pur non discostandosi molto dall’estetica folk horror semi-improvvisata dei suoi lavori precedenti, Lumme (giglio), complice un fruttuoso lavoro di sequencing, è il suo album più dinamico e imprevedibile.
Aulica nell’arpeggiante Pullo, leggiadra nell’irresistibile arietta EKR, cavernosa tra i magmatici synth di Aletaan, la voce di Rossi guida l’ascoltatore in un viaggio introspettivo in cui il confine tra rilassamento e inquietudine si fa labile. Oltre alle atmosfere Cluster-fobiche della strumentale Tuuli pajuissa, spiccano i venti minuti della fantasia per organo e voce Sinisen ruusun tapaus.
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Discografia
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- 1 Sinisen ruusun tapaus
- 2 Maahan
- 3 Kullan
- 4 EKR
- 5 Eikä noussut
- 6 Pullo
- 7 Tuuli pajuissa
- 8 Aletaan
