Album
Nella natura vuota dei simboli appassiti
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Elena Raugei
- 11 Novembre 2024
Cambia tutto per Carlotta Sillano, che utilizza infatti per la prima volta il suo nome e cognome dopo tre album in inglese firmati con l’alias Carlot-ta. Non solo, visto che la songwriter piemontese realizza con Nella natura vuota dei simboli appassiti, dal 15 novembre 2024 su Incipit Records/Egea, il suo primo lavoro interamente in italiano, con la produzione di Taketo Gohara (già al fianco di Vinicio Capossela, Mauro Pagani, Elisa, Verdena, Edda, Lamante, ecc.). La produzione elettronica è invece di Corgiat.
L’oscuro immaginario di riferimento resta ad ogni modo uno splendido marchio di fabbrica, tra linee atemporali, ad approfondire i temi di conoscenza e memoria, e ricorrenti elementi della natura, spostandosi tra fiordi e rovi di bosco, «montagne sacre, laghi artificiali e giardini rinascimentali» così come vere e proprie Wunderkammer: non si rinuncia alla complessità, anzi, ma le parole arrivano a destinazione con elegante efficacia.
Anche musicalmente il percorso resta coerente, come subito suggerito dall’epica e malinconica ballad Moderata fonte, brano d’apertura e primo singolo estratto, in omaggio all’omonima poetessa cinquecentesca, all’anagrafe Modesta Pozzi de’Zorzi. «Mi sono immaginata cosa significasse in quell’epoca essere una giovane donna che intraprende il percorso della conoscenza, quando questa avventura si muoveva su scale diverse e ancora molto era da scoprire: le terre emerse o la posizione del Sole rispetto alla Terra». Il relativo video è girato in Valsesia, nel museo di scienze naturali Pietro Calderini di Varallo e in luoghi limitrofi: «Nel museo c’è anche un essere umano, forse un esperimento, un oggetto di studio, che viene poi messo in gabbia e liberato nella natura reale. Anche in questo caso, l’idea era quella di raccontare un immaginario, riprendendo un topos letterario classico: il rapporto tra scienziato ed esperimento, creatore e creatura».
Ogni cosa è al suo posto: ci sono il folk e l’elettronica, c’è il pop da camera, c’è la tendenza alla sperimentazione e quella di riconnessione al passato più colto. Gli arrangiamenti sono ricchi eppure sempre ben misurati, tra pianoforti, tastiere e synth, con la partecipazione di Alessandro “Asso” Stefana (organo Vox, chitarre), Paolo Pasqualin (percussioni), Cecilia Lasagno (arpa), Christopher Ghidoni (voci) e il quartetto Edodea diretto da Stefano Nanni.
Registrato in Islanda e Italia, Nella natura vuota dei simboli appassiti – il titolo deriva dalla traccia Vanitas, dal coinvolgente incedere modern classical – fa appunto seguito a Make Me A Picture Of The Sun del 2011, basato su testi poetici di autori come Emily Dickinson, T.S. Eliot, Charles Baudelaire e William Blake nonché vincitore del Premio Ciampi per il miglior disco d’esordio, e ai più personali Songs Of Mountain Stream del 2014, dedicato alle Alpi occidentali con field recording e la produzione di Rob Ellis, e Murmure del 2018, basato principalmente sull’organo a canne e prodotto da Paul Evans.
Per Nella natura vuota dei simboli appassiti la sfida, vinta appieno, è dunque in primis quella della lingua, mentre il sound si fa ancora più definito e gli eventuali riferimenti, da Soap&Skin a Marissa Nadler, si confermano senz’altro dal raggio internazionale, anche negli episodi più immediati (la ritmata Lineare A, la melodica e “baustelliana” Archeologie). Ascoltando brani dall’affascinante mood romantic come Monumento o Arco-gravità, permane la certezza di una musicista e autrice che è esemplare a sé stante.
Quest’album è un repertorio personale di simboli, luoghi, miti, vocaboli. Non si tratta di rifugiarsi nella fantasia, ma di raccontare un livello poco distante dalla realtà. Sono ricordi di passati mai vissuti o illusioni che nascono da immagini e oggetti incontrati o che stanno nell’immaginazione di qualcun altro e di cui mi approprio, trasformandoli. C’è poi il tema del ricordo, della volontà di conservarlo oltretempo o di cancellarlo, un argomento collettivo che mi interessa molto, soprattutto quando questa necessità di ricordare si trasforma in oggetto, collezione, museo, monumento e diventa ingombrante o affascinante, commovente o divisiva.
L’album verrà presentato dal vivo il 30 novembre a Vercelli (Teatro Civico), il 12 dicembre a Torino (Spazio211), il 13 dicembre a Milano (Detune).
Tracklist
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Discografia
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- 1 Moderata fonte
- 2 Lineare A
- 3 Wunderkammer
- 4 Archeologie
- 5 Monumento
- 6 Arco-gravità
- 7 Furia iconoclasta
- 8 La canzone dell’oblio
- 9 Vanitas
- 10 Un desiderio nuovo
