Album
the record
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Edoardo Bridda
- 19 Gennaio 2023
Dal 2018 boygenius è la ragione sociale con la quale si firmano tre promesse mantenute dell’indie stellestrisce: Julien Baker, Phoebe Bridgers e Lucy Dacus, ovvero le Liz Phair, Juliana Hatfield e Jewel della loro generazione. Il nome che si sono date è chiaramente una presa per i fondelli, una provocazione rivolta ai colleghi maschi e a un ambiente per il quale un supergruppo di songwriter con la chitarra elettrica tutto al femminile desta ancora qualche sorpresa o pregiudizio.
La formazione aveva mostrato le proprie qualità in un EP omonimo, licenziato da Matador, alternando momenti intimisti e (rare) parentesi urlate (tutte di Baker), folk rock confessionale (Bridgers) e tagliente indie rock (sempre Baker), oniriche ballad country-folk (Dacus) e una generale propensione 90s a livello di sound e attitudine (tutte e tre). Abiti di un nucleo tematico concentrato nell’analizzare le sfaccettature dei rapporti interpersonali, in particolare sentimentali, così difficili da mantenere e vivere senza traumi, frizioni, frustrazioni e amarezze.
Al microfono e in scrittura le tre si alternavano con risultati coerenti e omogenei, come facce di una stessa medaglia più che punte di un prismatico caleidoscopio. E a certificare la bontà della loro proposta musicale in sede live abbiamo avuto un palco anche nostrano – quello del Circolo Ohibò di Milano – all’interno del tour di supporto al sopracitato EP.
In uscita il 31 marzo, questa volta su major, The Record è la pubblicazione che segna un altro debutto per le tre, quello sulla lunga distanza. Le sonorità sono le stesse, l’afflato pure, Baker è sempre la rockettara del gruppo. E dal trittico di canzoni condivise per lo streaming precedenti l’uscita del disco, anche la bontà dei brani è papabile, così come una loro quadratura più pop che folk.
$20 è il pezzo di Baker che torna in splendida forma con strofe come It’s a bad idea and I’m all about it / When you wake up, I’ll be gone again. In Emily I’m Sorry troviamo una delicata Bridgers alle prese con un’altra storia d’amore nata sotto una stella sbagliata. E infine c’è la canzone più lunga del lotto, True Blue, di e con Dacus che tra le tre è la più dotata a livello di scrittura e che qui torna proprio sui temi di Home Video, probabilmente il suo miglior album. Si parla di lasciare casa, trovare un amore incondizionato, inseguire i propri sogni senza dimenticare di costruire la fiducia in se stesse. Ottime premesse dunque, per una formazione che è già una garanzia.
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