Album
Hadsel
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Edoardo Bridda
- 17 Ottobre 2023
A un anno da Artifacts, un doppio album che conteneva demo, rarità e b-side, Beirut, al secolo Zach Condon, ritorna con il successore vero e proprio di Gallipoli.
Il disco s’intitola Hadsel, dall’omonima isola nel nord della Norvegia che lo ha ispirato, e prosegue con maggior raccoglimento e candore un percorso artistico che si estende per quasi due decenni. Le fascinazioni tzigane e balcaniche di Gulag Orkestar sono venute meno, così come quelle mediterranee di Gallipoli, ma non il taglio folk pop alla base del progetto (che lo accomuna a Sufjan Stevens e Bon Iver) e il cantato romantico melanconico di stampo morrisseyiano. Lo testimoniano l’intima coralità dei due singoli che lo hanno anticipato – The Tern e So Many Plans, dove ritroviamo l’amata tromba – e le ragioni ideative di un disco nato e sviluppatosi in un periodo di ritiro umano e spirituale in cui Condon, dopo aver avuto alcuni problemi alla gola, non era sicuro di poter tornare a cantare.
Durante la mia permanenza sull’isola di Hadsel ho lavorato sodo sulla musica e su me stesso mentre la bellezza della natura, l’aurora boreale e alcune terribili tempeste costituivano il fantastico spettacolo attorno a me. Le ore di luce erano poche ma esaltavano l’insondabile bellezza di montagne e fiordi. Mi piace credere che questo scenario sia in qualche modo presente nel disco
Zach Condon
Nell’isola dell’estremo nord norvegese, grazie all’incontro con un collezionista e appassionato di organi, il songwriter ha avuto accesso alla locale Hadselkirke e all’utilizzo di un particolare organo da chiesa sul quale si sono poi sviluppate le canzoni di un disco solitario, ma non minimalista.
L’organo è onnipresente ma ad arricchire gli arrangiamenti, troviamo una serie di strumenti cari a Beirut come il baritono ukulele, il corno francese, synth modulari e drum machine. Non mancano nemmeno i cori e un calore umano connaturato al progetto.
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