Album
Alter Bridge
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Riccardo Zagaglia
- 9 Gennaio 2026
Nati dalle ceneri dei Creed con Myles Kennedy al posto di Scott Stapp alla voce (quindi più Cornell che Vedder, più hard rock che post-grunge e generalmente meno aspetti ridicoli), gli Alter Bridge hanno saputo raggiungere un discreto successo, inizialmente soprattutto negli USA (dove però non sono mai arrivati ai livelli commerciali mastodontici della prima band) e successivamente (a cavallo tra anni 00s e 10s) in buona parte dell’Europa.
Da qualche anno è ormai chiaro il modus operandi discografico da pilota automatico volto principalmente a capitalizzare sul fronte live con una sequenza di dischi non esattamente memorabili ma tendenzialmente dignitosi. Non fa eccezione l’ottavo album intitolato semplicemente Alter Bridge: prodotto ancora una volta dal fidato Michael “Elvis” Baskette l’album si compone di dodici tracce che vanno ad aggiungersi senza infamia e senza lode all’interno di una carriera caratterizzata da una formula ben precisa: riff possenti, suono energico, voce sugli scudi, tanto mestiere e tecnica (in particolare Mark Tremonti che continua a non perdere occasione di mostrare la propria abilità sulle corde della chitarra), tanto da sfiorare occasionalmente territori quasi-prog (Silent Divide).
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