Album

Melodies on Hiatus

23 Giugno 2023 rock hiphop

Grandi cambiamenti avrebbero anticipato, secondo le cronache, l’uscita del quinto lavoro solista di Albert Hammond Jr, chitarrista e co-fondatore degli Strokes. Anzitutto, il suo trasferimento a Los Angeles dopo quasi una vita intera a New York. Un radicale cambio di prospettiva, dunque, oltre che un profondissimo rivolgimento esistenziale. Spoiler: ad ascoltare Melodies on Hiatus, di questi gran cambiamenti si fa fatica a trovare traccia, e sembra arduo fin da subito rintracciare nette discontinuità rispetto alla produzione precedente, in cui Hammond Jr si è ciclicamente confermato incapace di affrancarsi del tutto dalla parabola degli Strokes.

Il disco esce per Red Bull anticipato dal singolo 100-99 con il feat. di Goldlink e dalla pubblicazione sulle piattaforme di streaming dei primi nove brani in forma di playlist (Melodies on Hiatus Part I). Le 19 tracce dell’album vengono promosse come l’espressione più fedele delle influenze di Hammond legate all’hip-hop anni ’90, accantonate negli anni con Casablancas e soci per ovvie ragioni di genere. Un disco dichiaratamente rottura, quindi, dove ci si sarebbe aspettati un’operazione inversa rispetto a quanto fatto nel precedente Francis Trouble (2018), che si adagiava su un comfort zone in derivata Meet me in the bathroom.

A ben guardare, tuttavia, se si eccettua il già citato singolo nonché brano d’apertura 100-99 – che a detta di Hammond Jr rappresenterebbe una sorta di sogno avverato, perché da tempo desiderava lavorare con un rapper come GoldLink cimentandosi in una base di beat e chitarra – e con buona pace dei vaghi momenti r’n b regalati dalla collaborazione con Rainsford – che per la cronaca è Rainey Qualley, figlia di Andie MacDowell e sorella di Margaret Qualley (Remember e Alright Tomorrow) –  ci pare che Melodies on Hiatus non si discosti affatto dalle atmosfere consuete e familiari al Nostro, tanto che praticamente ovunque ci pare di riconoscere più d’uno dei consueti crismi stilistici (in tono talvolta più dimesso, talvolta fuori tempo massimo), della band che l’ha reso celebre.

E se di influenze anni ’90 proprio dobbiamo parlare, volendo fare un non facile sforzo d’astrazione, non sono certo quelle dell’alveo della musica hip hop a farsi intercettare: pensiamo a Libertude, dove da sotto al giochino ritmico delle pelli e gli arpeggi acidi dell’intro, si apre un tiro cavernoso e decadente –  subito smentito dal ritornello, fin troppo allegrotto; o a Caught By Night, che pare quasi fare infelicemente il verso ai Radiohead, o ancora a False Alarm, che potrebbe essere stata scritta dai Liquido nel 1996.

Il disco presenta così un’impronta assai composita che pecca spesso d’indulgenza, dove su tutto si staglia, ancora una volta, il problema principale: l’assenza reiterata di un percorso autonomo e l’eco di riconoscibilissime derivazioni.

Il susseguirsi dei brani lascia la sensazione che Albert Hammond Jr, pur avendo molteplici possibilità di sconfessare quella non sempre piacevole sensazione di “già sentito alla voce Strokes” (19 canzoni sono veramente tante!),  non riesca ancora una volta ad andare a segno nel suo intento di trascendere quanto già sapessimo di lui.

Tracklist
Streaming
Spotify
Voti
Amazon
Discografia
Vota
SentireAscoltare

I più ascoltati