U2. “Stay (Faraway, so close!)”, una canzone sull’amore violento?
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Valerio Di Marco
- 1 Dicembre 2023
Lo dicevamo, gli U2 sono stati una delle band che più hanno lavorato, giocato (e confuso) con le immagini, eppure in generale a loro non sono riferibili videoclip entrati davvero nella cultura popolare. Ma di bei corti promozionali a sostegno di loro brani ne hanno realizzati eccome, a volte anche di esteticamente rilevanti. Uno è quello per Stay (Faraway, so close!), terzo e ultimo estratto dall’album Zooropa e arrivato sul mercato (quando ancora esisteva un mercato dei singoli) nel 1993.
Tanto per dire, il regista è Wim Wenders, e il video ambientato nella stessa città già teatro, sei anni prima, del capolavoro del regista tedesco, Il cielo sopra Berlino. Anzi al film uscito nel 1987 è direttamente ispirato (ne comprende alcune sequenze, oltre al carillon in miniatura che il chitarrista The Edge suona all’inizio), basti pensare che Bono appare in un look in tutto simile a quello del protagonista, l’angelo Damiel interpretato sullo schermo dal mitico Bruno Ganz, con tanto addirittura di (presumibilmente) finta coda ai capelli, che il vocalist si è fatto applicare apposta non avendo più all’epoca la chioma fluente come ai tempi di The Joshua Tree (del resto da fine agosto, sua ultima apparizione in pubblico nella data conclusiva dello Zooropa Tour a Dublino, a ottobre quando il video viene girato, i capelli non possono essergli cresciuti così tanto).
Le riprese durano tre giorni, sono principalmente in bianco e nero e vedono la partecipazione di alcuni attori presenti in un altro film di Wenders, uscito da pochi mesi e dal titolo Così lontano così vicino, che poi è il seguito proprio del succitato Wings of desire (titolo internazionale de Il cielo sopra Berlino). Un intreccio reso ancora più stringente dal fatto che Stay è presente nella colonna sonora di detto sequel. L’idea alla base del videoclip è i quattro U2 trasformati in angeli che fanno da custodi a loro contraltari terreni, una band senza nome il cui vocalist è una donna. Ma alcune sequenze vedono i Nostri anche in cima alla celebre Colonna della Vittoria (sulla cui sommità c’è l’omonima statua, riproducente la mitologica donna alata, come appunto un angelo), lungo Strasse des 17 Juni, intitolata ai moti operai nella Germania Est del 1953 e dove sorge anche il monumento ai caduti sovietici della Seconda guerra mondiale. Non solo. Nel corto si vedono anche la Porta di Brandeburgo e nella scena iniziale gli U2 viaggiano a bordo di un autobus con destinazione giardino zoologico, quello della fermata metro da cui prendeva il titolo Zoo Station, opening track di Achtung Baby, l’album del 1991, concepito proprio a Berlino.
«Un video musicale è diverso da un film – spiegherà il regista -. C’è la canzone, quella è la sceneggiatura, e tutto quello che fai dev’essere indirizzato al valorizzarla». Già, la canzone, una delle più belle ballad degli U2 anni ‘90, meno celebrata rispetto, per esempio, a One, ma a ben vedere il brano di Zooropa che più ha resistito nelle scalette dei loro concerti, anche se nel corso degli anni l’esecuzione avverrà a singhiozzo e sempre solo in versione duo acustico chitarra/voce (tranne che nello ZOO TV Tour in cui è eseguita full band). Due singoli dallo stesso disco l’hanno preceduta, Numb e Lemon, ma entrambi spariranno presto dalle setlist per non tornarvi mai più.
In Zooropa, Stay è l’ideale ponte tra prima e seconda parte, uno dei rari bagni d’umanità in quel groviglio cibernetico che è il lavoro appendice di Achtung Baby. Quindi idealmente la Zoo era uduica, dopo essersi aperta nella capitale della Germania da poco riunificata, vi si chiude anche. Ma Berlino ha aleggiato in tutto quel quadriennio. Bono e compagni vi hanno girato uno dei videoclip di One, ma anche quello, esilarante, della succitata Numb (segnatamente, in un capannone del quartiere Spandau). E nella città-länder teutonica hanno tenuto uno dei concerti dal più alto valore simbolico dello ZOO TV Tour, uno spettacolo incentrato anche sul tema del riemergere in Europa di movimenti e partiti filonazisti, quello all’Olympiastadion sede dei giochi olimpici hitleriani del 1936.
Ma soprattutto, la fase Zoo si apre e si chiude con Wim Wenders, il profilo ideale per il capitolo più cinematico del quartetto, il quale in quegli anni dà vita a una liaison (e un’amicizia) con il cineasta che sarà fonte d’ispirazione reciproca. La prima collaborazione è il video per Night And Day, cover del classico di Cole Porter reinterpretato dagli U2 per la compilation Red Hot + Blue. Il clip, diretto da Wenders e dall’ambientazione dark/claustrofobica in linea con la nuova direzione musicale che la band sta per intraprendere, viene presentato al mondo il 1 dicembre 1990 in occasione della giornata mondiale contro l’AIDS e fornisce i primi indizi di come saranno i nuovi U2: decadenti, industriali, elettronici. Nell’occasione il regista gli chiede di poter utilizzare per il suo nuovo film una delle canzoni in lavorazione per il loro imminente settimo album in studio.
Il film, che uscirà a settembre 1991, si chiama Fino alla fine del mondo e la canzone prende lo stesso titolo: Until The End Of The World, finendo appunto anche in Achtung Baby e diventando un classico. Inoltre, alcuni shot girati dal director germanico entrano nel clip “apocrifo” del pezzo (che non uscirà come singolo) presente nella compilation ufficiale U2 Achtung Baby: the videos, the cameos, and a whole lot of interference from Zoo TV. Ma una volta chiuso il sipario sulla fase “televisiva” degli U2, loro e il regista di Paris, Texas non si perderanno di vista e anzi Bono nel 2000 ci farà un film insieme. Million Dollar Hotel nasce da un soggetto scritto dal cantante e viene diretto da Wenders, con il vocalist presente nella soundtrack sia in solitaria che con brani degli U2 tra cui due inediti, The Ground Beneath Her Feet – il cui video, manco a dirlo, vede ancora il buon Wim dietro la macchina da presa – e Stateless.
Tornando a Stay, il brano risale alle session di Achtung Baby e inizialmente ha come titolo provvisorio Sinatra, essendo ispirato al mitico The Voice (non a caso il lato B del singolo è proprio I’ve Got You Under My Skin, il duetto di Bono con il crooner italo-americano presente in Duets). Quando Wenders chiede agli U2 una canzone per Così lontano così vicino, i quattro la riprendono in mano e la finiscono, dandogli il titolo definitivo, con l’aggiunta, tra parentesi, del riferimento al film, e inserendola anche in Zooropa. Di che parla il pezzo? Non è facile dirlo, il testo non è molto chiaro, è onirico, un po’ tetro, come la parte musicale e lo stesso video, genera disorientamento. «Il film è la storia di un angelo che vuole diventare umano e scendere sulla Terra – spiega Bono – ma perché ciò avvenga deve diventare mortale. Una grande immagine con cui giocare. L’irrealizzabilità di un desiderio del genere e il prezzo necessario».
Siamo in presenza di uno di quei casi di testo solo apparentemente didascalico, in cui le parole si sposano alla perfezione con il tema del video (in questo caso anche del film che l’ha ispirato). Però il significato potrebbe essere molteplice. Una delle possibili interpretazioni, ma è solo un’ipotesi tra le tante, è che sia una storia di amore non corrisposto, caratterizzato dall’impossibilità di entrare in connessione con l’amato/a. L’io narrante forse è un angelo («And when you look, you look through me/and when you talk, you talk at me/and when I touch you, you don’t feel a thing») e il destinatario dei versi una persona in carne e ossa che non si accorge del suo amore. Un amore a tutto tondo, non per forza solo passionale. Il destinatario, o più probabilmente la destinataria, potrebbe a sua volta essere intrappolato/a all’interno di una relazione sentimentale violenta, vittima di abusi o di eccessivo controllo da parte di una terza persona da cui è soggiogata sia fisicamente che psicologicamente, ma non vuole uscirne perché è assuefatta a tale situazione («You say when he hits you, you don’t mind / because when he hurts you, you feel alive / Is that what it is?») e oramai anche incurante del suo aspetto fisico e di come si presenta («Dressed up like a car crash / Your wheels are turning but you’re upside down»).
L’angelo cerca di proteggere la donna, le è vicino durante la sua giornata, è con lei tutte le notti e veglia su di lei ma purtroppo non essendo un essere umano non può farsi sentire. Però se mai la ragazza chiedesse aiuto lui ci sarebbe («If you shout, I’ll only hear you»). La donna forse non ha un lavoro, sembra passare molto tempo in casa da sola e dipendere anche economicamente dal suo compagno («You used to stay in to watch the adverts / You could lip sync to the talk shows»). A un certo punto sembra voler fuggire dalla sua gabbia («You stumble out of a hole in the ground») ma non è facile rendersi autonomi per chi non è mai riuscito a prendere coscienza di sé e si è rifugiato per troppo tempo nell’isolamento domestico, perdendo consapevolezza e autostima, e concedendosi solo di sognare attraverso la TV («With satellite television / You can go anywhere / Miami, New Orleans, London, Belfast and Berlin»).
Ma lo schermo è appunto un’illusione, la finzione che rende inebetiti, numb. Ricorre quindi il tema televisivo e il collegamento col mondo catodico manipolatorio e quindi vituperato dagli U2 di ZOO TV (don’t trust the television, era il messaggio). L’io narrante sembra impotente di fronte a chi ha scelto di illudersi invece che affrontare la realtà, gli sembra di parlare a un muro. Lui non può restare, non gli è permesso. Potesse farlo, «la notte finirebbe e il giorno manterrebbe i patti». Però alla fine riesce a diventare umano e nella parte finale del video si vede Bono catapultato a terra come un angelo caduto dal cielo e poi rialzarsi e incamminarsi con sottobraccio una corazza tipo centurione, forse metafora di quella che idealmente indossava nel regno dei cieli quale protezione dal dolore e dalla morte terreni, una corazza ora dismessa perché appunto l’angelo è diventato mortale.
La scena del trapasso all’incontrario avviene nell’oscurità ed è descritta questa sì didascalicamente («Three o’clock in the morning / It’s quiet, there’s no one around / Just the bang and the clatter / As an angel runs to ground»). Ora sì che l’angelo può amare la donna, farle annegare i suoi demoni, vale a dire il suo aguzzino e la relazione malata in cui è costretta. In buona sostanza, una canzone sull’amore violento. Si spiegherebbe così anche la scelta, voluta da Bono, di una donna come cantante della band terrena che suona nel video. Ripetiamo, è solo una supposizione, magari tra altri trent’anni troveremo un altro significato.
