“Smack My Bitch Up”. Quando l’apparenza inganna: i Prodigy e la leggendaria sbronza in POV
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Davide Cantire
- 8 Aprile 2021
Pubblicato nel novembre 1997, Smack My Bitch Up era il terzo e ultimo singolo estratto da The Fat of the Land, terzo album dei The Prodigy che contribuì a consacrarli definitivamente nel mondo del big beat (ad oggi il disco ha venduto circa 10 milioni di copie). La traccia è tra le più celebri della band anche e soprattutto per via del suo videoclip, tra i più espliciti in circolazione per quanto riguarda il ritratto della vita notturna londinese (descritta nel suo particolare) e soggetto negli anni a diversi divieti e censure proprio per ciò che mette in mostra. Ma ben più interessante del cosa è probabilmente il come, in quanto il regista Jonas Åkerlund sceglie di inquadrare il momento musicale attraverso delle riprese che restituiscano esattamente il punto di vista del protagonista, usufruendo del sistema POV (Point of View) e accompagnandoci in una notte di scorribande e divertimenti che vanno ben oltre la legalità.
In una notte di furore londinese, il nostro protagonista si alza dal letto, si rade rapidamente, si veste ed esce di casa; pochi secondi dopo lo vediamo fare una capatina al pub e scolarsi diversi cicchetti per poi immettersi violentemente nel frastuono e nella baraonda della dance, ballare, ubriacarsi ancora e ancora, correre rapidamente ai gabinetti spodestando tutti i poveri malcapitati che gli si pongono davanti e conquistare il piacere di una bellissima ragazza che sembra starci alla grande. I due così lasciano il club e noi insieme a loro torniamo nell’appartamento iniziale dove va in scena l’amplesso. Nel mezzo anche scene di uso di eroina, rapina, fuga e molestie. Solo dopo e quasi a conclusione del filmato avviene il colpo di scena, sapientemente suggerito nel corso di tutta la narrazione ma mai esplicitamente dichiarato: il nostro protagonista è in realtà una lei.
Perfettamente radicati nel loro tempo, i Prodigy ponevano al centro dell’attenzione la vita notturna della big city, l’estasi proveniente dai club, l’euforia proveniente dalla perdita di controllo che spesso – anche se il ripianto potrebbe subentrare di lì a poco – ci dà esattamente quello che vogliamo in quel determinato momento. Grazie a Smack My Bitch Up, il gruppo immortala un tempo e lo incastona nei ricordi di milioni di appassionati sparsi per il mondo che quella vita ritratta la vivono davvero ogni qualvolta se ne presenta l’occasione (certo, non proprio in tutto e per tutto), uno stile di vita destinato a non scomparire mai (semmai a rinnovarsi), anche se certamente oggi siamo più restii a incoraggiare comportamenti simili. Sono i tempi che cambiano e con essi la capacità di leggere una determinata realtà circostante che nel frattempo è mutata e ha acquisito una miriade di piani di lettura diversi. Con la sua estetica da fine millennio, così come i Prodigy anche Åkerlund ha contribuito a inquadrare un determinato momento storico per la musica e per la video arte, e proprio qualche settimana fa discutevamo in questa stessa rubrica di un altro suo lavoro (il videoclip di Porcelain di Moby), segno della sua importanza probabilmente fondamentale nell’economia della comunicazione.
Per la versione non censurata del videoclip vi rimandiamo sulle pagine di Vimeo. Qui trovate quella purtroppo censurata presente su YouTube.
