Sex Pistols
I Sex Pistols al Today Show di Bill Grundy

Sex Pistols. La famigerata intervista al Grundy Show che portò il punk nei salotti d’Inghilterra

Anno 1976, Inghilterra. Thames Television è un canale regionale che trasmette nei dintorni di Londra. L’1 dicembre di quell’anno avrebbero dovuto fare la loro comparsa al Today Show (programma pomeridiano in onda alle 18:00) i Queen, ma come tutte le storie che si rispettino, sono i dettagli e il caso a fare la differenza. A causa di un mal di denti insopportabile che costrinse Freddie Mercury ad annullare l’impegno, la EMI propose all’emittente una giovane band da poco messa sotto contratto. Sono i Sex Pistols, reduci dalla pubblicazione, appena qualche giorno prima, di Anarchy in the U.K. Proprio a ruota del video del pezzo si apre, in diretta, un siparietto che diventerà tanto il crocevia di molta della fama di Jones, Rotten e soci quanto la sostanziale rovina professionale del presentatore, Bill Grundy.

Grundy era un giornalista di provincia che aveva trascorso la propria carriera come conduttore di notiziari, principalmente su Granada Television, nel nord dell’Inghilterra. Dopo essere passato a Thames, diventò il presentatore del Today Show. Quel pomeriggio, l’intervista iniziò mostrando fin dall’inizio la saccente ostilità con la quale il presentatore aveva deciso di affrontare quei ragazzini. «Non sono i carini e innocenti Rolling Stones», esordì, aggiungendo poi come fossero «ubriachi quanto lui» (frase che in seguito dovette ritrattare, smentendo di essere stato sotto l’effetto di alcool). Il presentatore proseguì stuzzicando la band sulla presunta incoerenza tra «una visione anti-materialistica della vita» e l’aver ricevuto quarantamila sterline dalla casa discografica; a una serie di mugugni indecifrabili del gruppo, incalzò «cosa ne avete fatto?». Jones, seccato, rispose: «Li abbiamo spesi, che cazzo!» («We fuckin spent it, ain’t we?»). E le cose cominciarono a precipitare in un vortice di volgarità per l’epoca intollerabili (non ha certo senso interpretarle con lenti contemporanee: basti pensare che fino a quel momento, sembra che nella storia della televisione britannica soltanto in due occasioni fosse stata pronunciata la parola “fuck”, e in entrambi i casi era stata presentata un’interrogazione parlamentare).

L’intervista continuò in un’escalation che portò dal paragone tra Pistols e compositori come Beethoven, Mozart e Brahms («sono nostri eroi, ci eccitano un sacco», risponde John Lyndon; «e se invece eccitassero altre persone?», replicò Grundy; «Be’ sono cazzi loro»), fino al definitivo abbandono di ogni filtro, causato anche dall’inopportuno tono usato dal presentatore nel rivolgersi a Siouxsie Sioux (presente in studio insieme a altri membri del Bromley Contingent). Dopo che Siouxsie rivelò ironicamente al giornalista che «da tanto tempo avrebbe voluto conoscerlo», il presentatore replicò: «Davvero? Beh, ci possiamo vedere dopo, no?», provocando insulti per l’epoca irripetibili da parte della band e in particolare di Jones. Non pago del mezzo disastro che si era scatenato in poco più di un minuto di intervista, Grundy incalzò Jones a dire qualcosa di ancora più oltraggioso: «che cazzo di puttaniere!», «what a fucking rotter!»e il disastro fu servito mentre i Pistols agitavano le braccia ballando la sigla di chiusura e Grundy masticava a mezza bocca «merda!».

Nei giorni successivi la trasmissione venne chiusa, Grundy sospeso e la stampa inglese – a partire dai tabloid – rilanciò la notizia contribuendo al dilagare del fenomeno punk nel mainstream nazionale, segnando la nascita (o la morte) stessa del movimento, anticipando e amplificando il successo rivoluzionario di Never Mind The Bollocks, che sarebbe uscito a distanza di un anno, e dando plasticamente il la al movimento del ’77. Niente sarebbe stato più lo stesso.

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