Serena Brancale
Serena Brancale, still dal videoclip “QUI CON ME"

Serena Brancale, Qui con me. La coerenza nascosta

Un cambiamento radicale che, in realtà, cambiamento non è. Serena Brancale non nasce nel 2024 con la hit social Baccalà, né tantomeno con il successo dello scorso anno, la spregiudicata Anema e Core. La storia della cantante pugliese parte da lontano, più precisamente dal 2015, quando si presentò a Sanremo Giovani con Galleggiare, brano sospeso, a tinte jazz, quasi a sfiorare la classicità. Un mood riemerso anche in questa edizione del Festival di Sanremo 2026, dove ha proposto Qui con me, pezzo dal forte valore emozionale lontano dalla trasgressione esplicitata nei tempi recenti.

Il brano parla della madre della jazzista, scomparsa sei anni fa. E, a differenza di altri episodi simili, lo fa senza mezze misure, con un testo che rinuncia alle metafore e resta ancorato alla materia viva dei sentimenti, esplicitando ogni passaggio emotivo. Operazioni come questa, in un contenitore particolare come Sanremo, finiscono spesso per dividere. Raccontare una perdita davanti a milioni di persone genera empatia in chi ha vissuto esperienze analoghe; allo stesso tempo può suscitare una certa diffidenza in chi legge una scelta come “paracula” o, peggio ancora, costruita a tavolino per catalizzare attenzione, proprio come accaduto lo scorso anno con Quando sarai piccola di Simone Cristicchi.

A differenza di quella del cantautore romano, la proposta di Brancale è più “canzone”, con tanto di inciso melodico riconoscibile e che resta. La “sostanza”, però, a kermesse conclusa, potrebbe rivelarsi simile. Il brano presenta infatti una difficoltà vocale rilevante, anche per via di una complicatissima modulazione di mezzo tono al suo interno. Elemento capace di impressionare insider e amanti del canto, ma anche di tenere a distanza una parte di ascoltatori.

In questi giorni il brano è stato spesso accostato all’universo di Giorgia, un paragone solo in parte centrato. La cura per me, considerata da molti la vincitrice morale della scorsa edizione, pur nella sua complessità tecnica restava accessibile, persino nei karaoke più strampalati. Qui, invece, la potenza rischia di cristallizzarsi in un “momento”: un momento suggestivo, magari anche bellissimo, ma confinato nel qui e ora. L’investimento emotivo, così diretto, unito a una scrittura musicale non immediata, potrebbe dunque rallentarne il percorso.

Resta allora una domanda sospesa, che va oltre le banalità da classifica: può avere vita lunga un brano così esposto, così nudo? Qui con me è una dichiarazione senza filtri che non cerca scorciatoie; se durerà, lo deciderà il tempo. Intanto, Serena Brancale è tornata al punto di partenza, svelando al pubblico mainstream un lato della sua artisticità che ancora in molti non conoscevano. Un tassello che fa parte di un cammino, da tre anni a questa parte, assolutamente impeccabile, almeno da un punto di vista discografico ed editoriale.

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