Massimo Zamboni, still da “Canto degli sciagurati” (2021)

Massimo Zamboni. Forma e sostanza del “Canto degli sciagurati”

Uniti come spinti da un richiamo, fuoriusciti da un canneto di palude si incamminano lungo sentieri di argilla in uno scenario di strutture dismesse, avanzi di un tempo già terminato. Sono gli sciagurati: un manipolo eterno incessantemente costretto a prendere tra le mani il coraggio di insorgere

Con arrangiamento e strofe a ricordare rispettivamente Tabula Rasa Elettrificata e Forma e Sostanza dei CSI (e indietro i CCCP), Canto degli sciagurati è il brano che anticipa La mia Patria attuale, nuovo lavoro di Massimo Zamboni, in uscita nell’autunno 2021 e che inaugura un nuovo percorso nella carriera del songwriter emiliano. Il videoclip che lo accompagna, diretto da Piergiorgio Casotti (già al lavoro con Zamboni ne La Macchia Mongolica), mette in scena un atto di repressione attraverso una serie di sequenze che ritraggono paesaggi rurali disseminati di tracce industriali, «l’immagine di un mondo sopravvissuto a se stesso», racconta il regista che con il clip ha inteso omaggiare il cinema western italiano e Pierpaolo Pasolini (da notare il particolare del b/w).

Gli sciagurati devono insorgere, perché la disperazione impone di continuare. Si stagliano su una cresta fangosa e guardano la piana sottostante, con aria di sfida. Uno sbuffo di fumo da pipe di gesso segnala che là sotto, proprio in faccia a loro, alcuni soldati li aspettano. Senza fretta, senza concitazione, ognuno sa come andrà a finire. Una rullata di tamburi, il tempo di caricare il moschetto. Lo sparo. Gli spari. È finita. Per i soldati, un’altra giornata lavorativa si avvia alla conclusione, e tutto sembra terminare.
Piergiorgio Casotti

In Canto degli sciagurati, accanto al songwriter emiliano, che vi ha suonato chitarra, elettronica e tastiere, troviamo “Asso” Stefana al basso, Gigi Cavalli Cocchi alla batteria e Simone Beneventi alle percussioni.

Testo
Madre madonna degli sciagurati santa patrona del malaugurio
croce e carezza dei malcapitati sfarzo e corona di ogni tugurio

Mamma madonna degli sciagurati signora nostra e di tutto ciò che è
vergine e luce dei diseredati questo è ciò che sembra, ciò che sembra non è

L’onda immensa del popolo minuto chiama la tempesta e l’edificio crollò
sacra la vittoria delle moltitudini non temo ciò che viene, temo chi è venuto già

Chi non ha avuto casa ancora, casa ancora non avrà
chi è restato a lungo solo, solo a lungo resterà

Povero cristo dalla testa reclina non avere un tetto non si chiama libertà
nel lento funerale di ogni cosa viva non temo ciò che viene temo che è venuto già

L’onda immensa del popolo minuto chiama la tempesta e l’edificio crollò
sacra la vittoria delle moltitudini non temo ciò che viene, temo chi è venuto già

(Parlato): La scarica li prende con le braccia al cielo / in mezzo al silenzio delle labbra cucite / “Noi siamo uno, e nessun altro”, hanno il coraggio di urlare mentre arrivano i colpi / e da ogni foro sgorga qualcosa che verrà chiamato memoria // Ad ora scura, la seconda piena / ed è dentro a quel tuono / che li sappiamo ansimare / pazientemente / crollare // E il vento porta via con sé / tutta l’insufficienza della parola “pace”

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