«Oggi è il decimo anniversario dall’uscita del nostro debutto omonimo. Pensiamo che sia giusto dirvi che non andremo più in tour né faremo nuova musica assieme in futuro. Abbiamo pubblicato 3 album e ne siamo davvero orgogliosi ma è giunto il momento di mettere un punto».
Queste le parole condivise via Twitter da Max Bloom, voce e chitarra della indie band londinese Yuck, che termina così una carriera iniziata nel 2008 per volere suo e di Daniel Blumberg dopo che i due avevano precedentemente sciolto i Cajun Dance Party in cui entrambi militavano.
L’esordio della formazione che comprendeva allora Mariko Doi (basso) e Johnny Rogoff (batteria) è stato recensito più che positivamente anche dalle nostre parti da Marco Boscolo, che lo descriveva come «dodici piccole perle di pop declinato lo-fi e shoegaze che non è facile trovare in giro».
La band s’inseriva all’inizio dei 10s come una delle prime a riproporre il verbo dei 90s dopo un lungo revival del decennio precedente. Fonte dichiarate d’ispirazione erano Pavement, Dinosaur Jr., Sonic Youth ma anche qualcosa dei Teenage Fanclub, band alla cui influenza il secondo difficile album, Glow & Behold, rinunciava largamente a favore di un sound più rifinito e sixties, tra un classicismo à la Beatles e un pop/rock reminiscente dei Novanta. Nel frattempo Blumberg aveva mollato la band per formare i Hebronix e Bloom preso il controllo di tutte le parti cantate con il chitarrista Ed Hayes a dar man forte alla sezione ritmica.
Dopo l’EP Southern Skies (2014), il terzo e ultimo capitolo arriva nel 2016 con Stranger Things, un ritorno allo spirito dell’esordio tra perplessità ed emulazione («Il difetto maggiore è quello di aprirsi con due titoli che forniscono argomenti a chi considera gli Yuck emuli ingenui del fronte più velleitario del lo-fi anni 90», scrive Ballani in sede di recensione) ma anche validi momenti che evidenziano le capacità di scrittura e il buon intuito melodico di Bloom.
Some important news about the future of the band – please read pic.twitter.com/eCf2fD3AtD
— Yuck (@Yuckband) February 15, 2021
