Una scena di “A Dead Man's Wire”.

A Venezia 82 c’è il nuovo film di Gus Van Sant ispirato ad una storia vera, potente e attuale

Il regista racconta la vicenda di Tony Kiritsis, tra emarginazione e giustizia privata, nel Fuori Concorso all’82ª Mostra di Venezia

Le origini di A Dead Man’s Wire affondano nel desiderio di Gus Van Sant di tornare a girare un film nei luoghi della sua giovinezza – il Kentucky e dintorni – dopo l’esperienza di Don’t Worry. Il regista statunitense era alla ricerca di un nuovo progetto quando si è imbattuto nella sceneggiatura di Austin Kolodney, ispirata a un drammatico fatto di cronaca risalente alla seconda metà degli anni Settanta.

La lavorazione non è stata semplice, ma il risultato ha convinto al punto da garantirsi un posto nella sezione Fuori Concorso all’82ª Mostra del Cinema di Venezia: un ritorno atteso per un grande nome del cinema internazionale, con una storia che, alla luce degli sviluppi contemporanei, appare più attuale che mai.

La stessa scena di A Dead Man’s Wire.

Il film rievoca la vicenda di Tony Kiritsis che, l’8 febbraio 1977, entrò negli uffici della Meridian Mortgage Company e prese in ostaggio il presidente con un fucile a canne mozze collegato al cosiddetto dead man’s wire: un cavo attorcigliato al collo della vittima e legato all’arma, pronto a esplodere in caso di cedimento. Un gesto disperato, nato dal trattamento subito da parte dell’ente creditizio.

Il tema degli ultimi, degli emarginati e delle vittime delle istituzioni capitaliste è da sempre centrale nella poetica di Van Sant. Secondo la critica, A Dead Man’s Wire riesce a trasformare quella storia in un’opera tagliente, radicata nel presente. Nel cast figurano Bill Skarsgård, Colman Domingo, Dacre Montgomery e Al Pacino.

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