La 76ª Mostra del cinema di Venezia è ormai agli sgoccioli, ma in queste pigre giornate conclusive c’è spazio per l’anteprima mondiale della nuova serie prodotta da Cattleya e Sky e tratta dal romanzo di Roberto Saviano, ZeroZeroZero, di cui sono stati mostrati i primi due episodi diretti da Stefano Sollima. «Quando abbiamo cominciato a sviluppare il progetto tre o quattro anni fa e stavamo scrivendo le bozze, ci siamo guardati in faccia pensando che non ci saremmo mai riusciti», racconta il regista romano che figura anche tra gli ideatori dello show, «eppure, grazie alla follia e alla professionalità dei produttori che hanno creduto in questa idea fin troppo ambiziosa, ce l’abbiamo fatta. Inoltre, il testo di Roberto osservava un tema già affrontato da un’angolazione speciale, e ci dava la possibilità di osservare la nostra realtà. Una realtà in cui puoi essere coinvolto o meno nel narcotraffico, ma dove la tua vita sarà continuamente influenzata dai ricavati enormi che ne derivano». «Non ci piace dire le cifre, ma in una scala pragmatica ZeroZeroZero costa più della media, proprio per l’estrema complessità dell’operazione implicita nel soggetto e per il viaggio attraverso mondi diversi e lontanissimi», spiega la rappresentanza della produzione ai giornalisti. «Tutto questo deriva dall’ambizione di realizzare una serie internazionale non solo per i nomi degli artisti coinvolti, ma anche per la dimensione del romanzo. Se vogliamo, si tratta di una pagina evolutiva della storia della serialità perché il perimetro è il mondo».
Ma cosa rende così immediato e riuscito il dialogo tra Saviano e il piccolo e grande schermo? A rispondere è il diretto interessato: «Quando si scrivono libri su questo tema le immagini sono dominanti, quindi la traduzione in film o in serie sembra naturale. In questo caso la squadra degli sceneggiatori e il genio di Stefano, che è sempre abile nel cercare le immagini più affascinanti, come l’Aspromonte, che nelle sue mani diventa l’Amazzonia dell’Europa, sono elementi determinanti per la riuscita. La caratteristica dello sguardo italiano su questi temi poi è davvero peculiare, perché avendo le mafie più antiche del mondo e le organizzazioni criminali con più regole a cui si ispirano quelle internazionali ha un modo di raccontare diverso, che non può essere quello usato finora».
ZeroZeroZero segue il percorso di un carico di cocaina dall’acquisto da parte di un potente clan della ‘Ndrangheta alla trattazione con il cartello messicano, passando per i trasporti navali americani, illustrando così tutti i meccanismi con cui l’economia illegale diventa parte di quella legale. «Il narcotraffico è una delle anime del capitalismo contemporaneo, e la cocaina è il capitale più redditizio insieme al petrolio – continua Saviano – dunque legalizzare il traffico sarebbe sicuramente una soluzione per interrompere i guadagni, ma al tempo stesso trasformerebbe l’economia. Nel 2014 la crisi economica, che ha creato problemi di liquidità alle banche, è stata recuperata grazie alla liquidità del narcotraffico versata alle banche europee. Dovremmo riflettere su questo aspetto». E a chi gli domanda perché, tra tutte, la coca è chiamata la regina delle droghe, lo scrittore risponde che «le persone ne fanno consumo per sopportare una vita di merda, pesantissima, dove c’è sempre qualcosa che non va. La usano i chirurghi, i tassisti, gli operai edili, i camionisti. Ti attiva rispetto al mondo, mentre l’eroina fa il contrario. E i grandi governi stanno ignorando il problema».
Se guardi attraverso la cocaina puoi vedere il mondo.#ZeroZeroZero, diretta da Stefano Sollima e tratta dall’omonimo libro di Roberto Saviano. Prossimamente su #Sky #Venezia76
Posted by Sky on Friday, August 30, 2019