Intervistato da Luca Valtrota per Repubblica, Vasco Rossi ha detto la sua su Achille Lauro con particolare riferimento a Rolls Royce, il brano portato al Festival di Sanremo 2019 più volte (anche da noi) paragonato a Vita Spericolata, ovvero alla canzone contenuta in Bollicine che il rocker portò sul Palco dell’Ariston nel 1983, segnando un prima e un dopo per la propria carriera e quella dello stesso evento.
Riferendosi alle provocazioni, ai testi e alle musiche della trap generation italiana, il Blasco nazionale, anche prevedibilmente, ci è andato ecumenico: «invece di condannare dovremmo cercare di capirne il significato», ha detto, aggiungendo che Rolls Royce è stata «una provocazione artistica», così come trap, Sfera Ebbasta e co. «sono interessanti» come fenomeno sociologico, perché «ci puoi vedere il disagio giovanile di oggi». Vasco non parla di musica, né fa paragoni prettamente musicali: la differenza tra la sua e le proposte di oggi del resto è piuttosto marcata, così come l’aspetto più emblematico di queste affermazioni. Sulla scorta della recente ristampa del suo primo album …Ma cosa vuoi che sia una canzone… è evidente la distanza abissale che separa proprio quel disco – con il suo romanticismo urlato tipico di una lunga tradizione italiana – e chi oggigiorno «inneggia alla scarpa firmata, alla macchina grossa, ai soldi». «L’idealismo di ieri è stato ucciso», afferma lui, e questo è un dato di fatto sotto gli occhi di tutti, almeno dall’anno precedente la pubblicazione di quell’esordio datato 1978, ancora così dentro i Settanta italiani e ancora così lontano dalla vita spericolata che verrà.
A ben vedere le critiche di “trionfalismo e mondanità” se le beccavano anche i cantanti degli anni ’60 nel nostro Paese – leggiamo su Storia culturale della canzone italiana – così come emblematico è assistere a ciclici casi di amnesia, in particolare quando una artista diventa istituzione. «Vasco Rossi, che non è un chierichetto […], qualche allusione alla droga e all’alcol l’ha fatta pure lui […] che è un artista vero», leggiamo sempre nel libro di Tomatis, che riporta un articolo pubblicato da Aldo Cazzullo uscito a ridosso dei fatti di Corinaldo. Allusione? Davvero ci siamo dimenticati di come era etichettato il rocker di Zocca dalla stampa generalista e dai benpensanti agli inizi degli anni ’80? Di come Vita spericolata e Vado al massimo fossero considerati un’apologia della droga?
Su SA trovate la recensione di 1969, l’album del rapper pubblicato lo scorso venerdì (e il relativo editoriale di Stefano Solventi), e quella di Rockstar, ultimo lavoro di Sfera Ebbasta. Di seguito la performance di Vasco al Festival della Canzone Italiana del 1983.