Tante cose si possono mettere in discussione nella carriera e nelle scelte artistiche di Sting – e lo abbiamo fatto su queste pagine in passato in occasione del suo ultimo album solista – ma non la sua bravura, preparazione e meticolosità. Gordon Sumner si è circondato dei migliori sessionman al mondo e suonando con loro ha appreso l’arte dello strumentista, riuscendo a riorganizzare il proprio repertorio con sguardo altro, ri-partendo dallo strumento (anche vocale) e dai suoi sottesi sonori.
Una perfetta occasione per riascoltare questo lato del cantante britannico ce la dà la nuova puntata della serie Tiny Desk, in edizione Home per via della pandemia che nel suo caso si trasforma in lounge. Per promuovere l’ultimo album, Duets, Sumner ha probabilmente goduto delle licenze del caso: lo ritroviamo in un Hotel di New York alle prese con l’esecuzione di tre brani di repertorio: Englishman in New York, Sister Moon (entrambe da Nothing Like The Sun) e If I Ever Lose My Faith In You da Ten Summoner’s Tales, l’album pubblicato nel 1993.
Curiosità riguardo alla prima del trittico per sola voce e chitarra è la presenza della pop star africana Shirazee, che di suo aveva registrato un adattamento del “classico per gli amanti dell’alta fedeltà” rinominandolo African In New York. I due eseguono una versione mash-up dei loro testi con Sting a scegliere una chiave armonica differente per interpretarlo. Anche If I Ever Lose My Faith In You si serve dello stesso spirito revisionista, mentre la jazzy Sister Moon, un pezzo che l’ex Police non suona praticamente mai, è stata presentata a mo’ di interludio/chiosa. È una versione aderente all’originale, eppure ugualmente preziosa in questa essenziale versione.
Di recente Sting ha ricordato la reunion dei Police durante una delle interviste per la promozione di Duets. Il disco è stato recensito da queste parti da Valerio di Marco.