Spike Lee prima difende Woody Allen (“Non si può cancellare la gente così”), poi fa marcia indietro

Una vicenda a dir poco delirante quella ha visto protagonista nelle ultime ore Spike Lee.

Una vicenda a dir poco delirante, quella ha visto protagonista nelle ultime ore Spike Lee. Nel corso di un’intervista radiofonica concessa per sponsorizzare l’uscita del suo nuovo film su Netflix, Da 5 Bloods, Lee si era espresso in difesa dell’amico Woody Allen in merito alle accuse di molestie sessuali tornate dal passato a tormentare l’autore di Io e Annie e a minacciarne la carriera (il suo ultimo film, Un giorno di pioggia a New York, non è stato distribuito negli Stati Uniti così come la sua autobiografia A proposito di niente). «Vorrei solo dire che Woody Allen è un grande, grande filmmaker e questa cosa di cancellare la gente non riguarda solo Woody, e credo che quando guarderemo indietro a questo periodo vedremo che, a meno che non abbia ucciso qualcuno, non è possibile eliminare una persona come se non fosse mai esistita. Woody è un amico, e un fan dei Knicks, come me. So cosa sta passando in questo periodo».

Questa dichiarazione di Lee ha suscitato immediatamente un’ondata di indignazione da parte di chi continua ad accusare Allen, proteste che sono state esponenzialmente ingigantite dall’eco mediatica di Twitter. Così, probabilmente imbeccato da qualche responsabile del suo ufficio stampa, Lee ha fatto un passo indietro e sempre su Twitter ha dichiarato: «Chiedo profondamente scusa. Le mie parole erano SBAGLIATE. Non tollero e non tollererò la molestia e la violenza sessuale. Comportamenti simili producono danni che non possono essere minimizzati. Sinceramente, Spike Lee». Pur non nominando mai Allen nella sua risposta, è chiaro il riferimento alle precedenti dichiarazioni. Inoltre, Lee ha un film uscito in questi giorni e di certo non è una buona idea quella di ottenere della cattiva pubblicità proprio in un momento del genere.

https://twitter.com/SpikeLeeJoint/status/1271913863529639936

Il regista premio Oscar, da sempre in prima linea per i diritti sociali degli afroamericani, ha continuato il discorso affrontato nel suo recente cortometraggio a proposito della morte di George Floyd anche nel corso della trasmissione E poi c’è Cattelan.

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