I p’ me, tu p’ te è il pezzo scelto da Geolier per presentarsi al grande pubblico. Al Festival di Sanremo dei nuovi record (che non fanno più notizia) l’artista partenopeo sbanca classifiche con Il coraggio dei bambini, riconsegna alla gara canora la lingua napoletana e, impomatato e imbrillantinato, porta a casa il risultato.
Se la canzone racchiude lo stile del rapper, il canovaccio è quello del Lazza di Cenere, così come le accessibili aperture dialettali trovano nel successo di Liberato un’autostrada già spianata. Mood e modi sono poi quelli della sua Il male che mi fai in combutta con Marracash, brano contenuto nel repack dell’ultimo lavoro.
Su un pulsante tappeto elettronico, Geolier sfodera tutte le armi migliori nell’inciso, è li che parte la melodia appiccicosa e l’hook azzeccato, l’unico a contenere i soli tre versi in italiano della canzone (tutte le cose che ho fatto/ E tutto quello che ho perso/non posso fare nient’altro). Si tratta di far comprendere il senso della storia: una coppia consapevole d’essere arrivata al capolinea.
L’operazione è dichiarata, allargare il proprio pubblico in vista del debutto negli stadi. E chi se non Paolo Antonacci (che della gara ne firma altri due) e Davide “compilatore” Simonetta dietro i versi della canzone?
Detto altrimenti I p’ me, tu p’ te è un telepass funzionale, non disprezzabile, e certo, dal ritornello telefonato e intercambiabile, a una tournée che farà tappa al Franco Scoglio di Messina (15 giugno) e, ovviamente, al Maradona di Napoli (21-22-23 giugno) per poi proseguire con una serie di date estive tra cui Roma (28 giugno), Servigliano (29 giugno), Lucca (5 luglio), Milano (6 luglio), Stupingi (12 luglio) e Gallipoli (12 agosto).