Nella serata di ieri, 13 agosto, Salmo ha tenuto un concerto al porto di Ostia. L’evento, annunciato precedentemente dal rapper sardo, nasceva con l’intento di promuovere una raccolta fondi per sostenere gli allevatori della regione colpita da devastanti incendi. Il live, promosso unicamente tramite passaparola tramite i social, è ben presto diventato virale arrivando a radunare nei pressi del Molo Brin più di cinquemila persone. Le parole di Salmo nel presentare l’iniziativa su Instagram erano state eloquenti: «Vorrei organizzare un concerto in Sardegna completamente gratuito […] sono disposto a farmi arrestare pur di suonare dal vivo!». Detto fatto, ma la situazione – da quanto si vede in numerosi video e foto apparsi in rete – si è rivelata ben presto critica: inesistente, infatti, il distanziamento tra i fan, così come poche erano le mascherine.
Una foto piuttosto inequivocabile ripresa dall’alto è stata ripubblicata anche da Alessandra Amoroso, che ha commentato la situazione sui social: «Se la tua serata aveva l’intento di una raccolta fondi (giustamente per la tua regione) e per dare voce al nostro settore, ci tengo a dirti che qualcosa è andato davvero storto».
Se la tua serata aveva l’intento di una raccolta fondi (giustamente per la tua regione) e per dare voce al nostro settore, ci tengo a dirti che qualcosa è andato DAVVERO storto…
Nel rispetto di tante persone credo sia opportuna una tua spiegazione.
Grazie #salmo pic.twitter.com/MS6Xv5GKc3— Alessandra Amoroso (@AmorosoOF) August 14, 2021
Al di là dell’influenza esercitata da Salmo, c’è da chiedersi come sia stato possibile realizzare una manifestazione del genere, chi l’abbia autorizzata o lasciato che accadesse. È quanto si domanda Gemitaiz, sempre via social. Il punto, al di là delle scelte del rapper sardo, secondo Davide De Luca è anche e soprattutto: «chi sceglie cosa è giusto e cosa è sbagliato. E anche se sarebbe bello, non sono gli artisti ad avere questa opportunità». Perché «un artista non monta un palco, non monta un service audio, non ha proprietà del suolo pubblico né le facoltà per fare certe cose. Sennò si facevano i Block party ogni weekend da dieci anni».
Ma è Fedez, con una serie di storie su Instagram, ad aver criticato ancora più duramente l’accaduto, accusando il collega e il suo entourage di «sfruttare la nostra condizione di privilegio, aggirare le regole per soddisfare capricci personali» e di aver «sputato in faccia a migliaia di onesti lavoratori dello spettacolo che quest’anno cercano di tirare avanti con immensi sacrifici rispettando le regole per andare alla pari con i conti (quando va bene)». Dal canto suo, a stretto giro di boa, non è mancata la risposta di Maurizio Pisciottu, che ha dato il via a un vero e proprio dissing tra i due a mezzo social.
Il sardo rivendica la sua scelta di «scendere in piazza e dire la sua», mentre Fedez gli rinfaccia di non aver voluto partecipare a iniziative comuni e insiste nel criticare la scelta di un evento del genere, insinuando il coinvolgimento delle autorità locali nel dare il benestare al tutto.