Battere il ferro finché è caldo: questa sembra essere la strategia di Rose Villain per il suo ritorno a Sanremo. Dopo il debutto dello scorso anno con Click boom!, un pezzo costruito a tavolino per conquistare radio e social – tra inciso melodico e drop tamarro a cassa dritta perfetto per TikTok – la cantante milanese ripropone la stessa formula con Fuorilegge.
A dodici mesi di distanza, forte anche della (discutibile) visibilità ottenuta con Come un tuono insieme a Guè, Rose Villain torna sul palco dell’Ariston con un brano che ricalca in tutto e per tutto il precedente. Ma se nel 2024 l’effetto sorpresa giocava a suo favore, ora emergono con più evidenza i suoi limiti: una presenza scenica ancora acerba e una vocalità che senza l’autotune rischia di crollare. La strizzata d’occhio al gospel e il battimani paraculo in stile Dardust non bastano a raddrizzare la situazione.
Eppure, il potenziale c’è: una voce riconoscibile, un sound urban-hip hop friendly e un’estetica da diva contemporanea. Quello che manca, però, è la sostanza. Se le idee già latitano dopo così poco tempo, il rischio di un fuoco di paglia è più che concreto.