A guardare le coloratissime scalette di questo No Filter Road Show appena ripartito che Ron Wood posta (e vende) sui canali telematici dei Rolling Stones, inizialmente non ce n’eravamo accorti; ma in queste date non è stata suonata la super classica Brown Sugar, pilastro della loro discografia e dei momenti caldi dei concerti (generalmente nei finali) e della quale Jagger ha detto che «l’abbiamo suonata ogni sera dal 1970». Ma se per il cantante questo è un buon motivo per dire «togliamola per ora e vediamo come va» (d’altronde con quello che escludono normalmente dalle scalette – che ne so, basta Lady Jane? – altri gruppi si sarebbero fatti d’oro, e lo stesso vale per altri del calibro di Dylan o Neil Young, per tacer dei morti), Richards invece nella stessa intervista al Los Angeles Times rivela che c’è un problema con le «sisters» che stanno «trying to bury it» (la canzone), e mentre cerca di capire, spera che a un certo punto «along the way» potranno ritirarla fuori.
Il testo del brano è uno di quelli fatti apposta per cercarsi le polemiche: si parla di schiavi neri, ma soprattutto di schiave, e di padroni che, razzisti di giorno, di notte invece si mostrano decisamente più disponibili verso la pelle nera – a patto di riprodurre nel rapporto sessuale le stesse dinamiche di potere e di oppressione della vita quotidiana tra neri e bianchi nei secoli della schiavitù, con la menzione della frusta a dare un tocco di sadomaso in più a un testo già sufficientemente scabroso (nelle strofe successive abbiamo donne da circo con amanti sedicenni, padrone che guardano anch’esse i maggiordomi e il sangue inglese che si stupisce di essere scaldato così da quello africano).
Una via di mezzo tra denuncia e provocazione per un gruppo che appartiene all’élite di quegli artisti maestri nel far incazzare chiunque, a volte anche gli estimatori (altre eccellenze indiscusse in questo campo sono/erano John Lydon/Rotten, Lou Reed, il sunnominato Dylan e un provocatore nato come Serge Gainsbourg) grazie a gesti e comportamenti fatti per suscitare vespai: tra eccessi, scandali, testi a volte troppo espliciti a volte troppo maschilisti (vedi Backstreet Girl o Under My Thumb, per dirne due), il blues come scatenamento di energie minatrici della morale conservatrice, un Jagger miliardario da jet-set che si mette ad attaccare la politica americana e le dittature latine (“comunista col Rolex” ante litteram, in pratica) fino ai “peggiori”, ovvero essere ricchissimi ma ancora fondamentalmente teppa irriducibile, nonché di suonare ancora rock a quasi ottant’anni, nelle polemiche ci hanno navigato praticamente sempre – anche se non sempre in modo sereno e deliberato, e a volte nate da equivoci.
Attaccati dalle femministe ormai da tempo immemore, nessuno pensava che avrebbero dato il pur minimo peso alla “cancel culture” o che potessero essere toccati da un atteggiamento e da critiche con cui si scontrano da decenni e alle quali hanno sempre risposto scrollando le spalle e mantenendo il gusto della provocazione, che consisteva spesso proprio nel trattare il pubblico come adulti che avrebbero capito e non come bambini iperprotetti e da iperproteggere, spaventati da tutto; immaginando le polemiche dei benpensanti ma anche che i loro ascoltatori avrebbero capito la critica feroce contenuta, ad esempio, in un racconto come questo.
Nel mondo si suonano ancora canzoni come Hey Joe, megaclassico del rock ma anche descrizione quasi apologetica di un classico femminicidio, senza nemmeno quelle venature liriche e il racconto di un’ossessione che è la caveana Where The Wild Roses Grow (mentre Lennon si pentì giustamente presto di un testo orribile come Run For Your Life). Perché allora il cedimento su Brown Sugar, a cinquant’anni dall’uscita, poi? Richards dice che al momento non vuole entrare in conflitto «with all this shit», e alla fine è questo che sorprende: i capocannonieri della controversia e dello scandalo che, invece di fregarsene e rispondere a eventuali polemiche con la linguaccia del logo, lasciano stare.
Ai Rolling Stones si vuole bene anche perché casinari. E se c’è stato davvero questo cedimento per i motivi sbagliati, alla fine ci hanno fatto incazzare comunque anche stavolta.