Dalla o Endrigo? Mina o Pavone? Non doveva essere semplicissimo per Gaber e Caterina Caselli scegliere il malcapitato da buttare giù dalla ipotetica torre, in quella puntata del 1967 del programma Diamoci del tu. Per fortuna c’era un giovanissimo Franco Battiato a sbrigliare la matassa, con i suoi occhiali da sole per avere quel poco di carisma e mistero del debuttante di turno, le movenze strambe e impacciate di chi, nei panni del cantautore beat, non è che ci trovasse poi così bene, con un singolo, La Torre appunto, inno alla leggerezza (sicuri sicuri?) che segnava l’esordio del futuro Maestro sul tubo catodico.
Anni difficili quelli del genio siciliano, già da un po’ di stanza a Milano in cerca di fortuna, boccheggiando – ricorda Fernando Rennis nel monografico dedicato a Battiato – come interprete e autore di canzonette. Lo stesso Gaber, che aveva l’occhio lungo, notò del talento, ma i tempi non erano ancora maturi. Serviranno altri cinque anni per il debutto visionario di Fetus. Com’è che si dice? Ah sì, questa è un’altra storia.